Circa un mesetto fa ho fatto il mio secondo ordine su Ecco-Verde. Avevo lo sconto per il compleanno e non potevo non rendere onore alla divinità del marketing che dispensa sconti e bonus a tutti noi con somma generosità.
Ero un po’ indecisa su cosa prendere, e alla fine il prodotto che più mi aveva incuriosito per le recensioni entusiastiche era stato l’olio per capelli all’Amla di Khadi (ovviamente un prodotto naturale, ecobio, certificato BDIH).
Avevo sentito parlare dell’amla in polvere da Carlitadolce, ma l’idea di reperirla e di fare gli impacchi in stile henné non mi andava affatto. L’olio invece sembrava la pappapronta che poteva fare per me, così è finito nel mio carrello insieme a qualche altra cosa:
Amla Hair Oil, burro cacao Lavera alla fragola, Kajal Benecos e Smudge Brush di Everyday Minerals.
L’ho provato subito appena arrivato, tenendolo su circa sei ore (ero in una fase di abbrutimento casalingo, si può tenere anche meno); la cosa meravigliosa di quest’olio è che – dice la confezione – si può applicare sia sui capelli asciutti sia su quelli bagnati. Alleluja! Ciò vuol dire poterlo tenere anche tutta la notte senza morire di cervicale o raffreddore.
Ma dicevo, dopo sei ore ho lavato i capelli. Già sotto l’acqua li sentivo morbidi, così dopo averli pettinati ho capito che non ci sarebbe stato bisogno di balsamo (cosa che nella mia vita non è mai accaduta, vista la difficoltà con cui districo le mie chiome leonine).
Perdonate la foto pessima, non ci avevo proprio voja.
Gridando al miracolo ho asciugato i capelli e ho capito che senza l’olio all’Amla non potrò più vivere. Capelli morbidissimi, lisci con minor sforzo, e non solo: l’olio riesce a guarire il mio cuoio capelluto. Ultimamente infatti mi sono resa conto che alcuni sciampi (semplicemente non eco-bio) finiscono per irritarmi la cute, costringendomi a grattarmi con veemenza (cosa che mi capita di fare anche per il nervosismo, va detto: in questo mese ho sperimentato livelli indegni di questa orrida pratica).
La cosa meravigliosa è stata appurare che nemmeno per lo sciampo successivo avrei avuto bisogno del balsamo: i capelli erano ancora stra-morbidi. Una sensazione che nemmeno i siliconi, vi giuro.
Quest’olio di Khadi contiene diversi oli e molti estratti, come si può vedere dall’inci che trovate qui. Ha un odore particolare, non paradisiaco, ma niente che non si possa sopportare – anzi. A differenza di quello Dabur venduto su Spices of India non contiene paraffina liquida (e ci mancherebbe, aggiungerei).
Stando alla descrizione del sito sembrerebbe il rimedio a qualsiasi guaio capillifero, dalla forfora (posso però confermare, eh), alla poca pigmentazione passando per la caduta libera. Io posso dire che sui miei capelli mossi e crespi ha un effetto meraviglioso. Lo stesso vale per il cuoio capelluto: basta massaggiarlo per bene per far passare fastidi, pruriti, infiammazioni e grattacapi (soprattutto quelli).
Spero di non fare promesse da marinajo e di scrivere un post sulla mia historia tricotica (sì vabbe’, robe sulla cura dei miei capelli), non mancherebbe nemmeno la vis polemica contro chi spera di avere capelli lucenti e sani con roba da supermercato ebbasta. Ve ne potrebber fregare qualcosa? Let me know.
Intanto così, se vi capita, date una chance a questo prodotto: non ho mai visto una roba funzionante, naturale e ben fatta che richieda così poco impegno. Anche il prezzo non è folle: 13, 99 euro per una boccetta da 200 ml (io l’ho usato già almeno quattro volte e sembra intonsa).
Come sempre, se lo provate o se l’avete già provato fatemi sapere, gracias!
Sentivate il bisogno di un altro post sui preferiti? Probabilmente no, ma io voglio accontentare i miei numerosissimi fanZ che a gran voce l’hanno richiesto.
Per questo genere di prodotti cambio la formula del post, almeno graficamente parlando. Ho eletto dei win in maniera un po’ random dividendo la sfera di azione (eh?). Ho pochissime foto perché molti prodotti sono a Milano oppure sono terminati, per cui mi sono data all’arte del riciclo fotografico o del link smodato.
Alcune cose non le ho citate perché non mi sembravano particolarmente degne di nota, tipo gli smalti: quest’anno ne ho usati davvero pochi e non avrei saputo cosa scrivere.
Nonostante ciò sarà un post lungo. Volendo potete leggerlo a rate (tasso zero e tutto quanto).
WIN: VISO
Struccante Viso: Acqua Micellare (Bioderma e Collistar, entrambe buone).
È vero, si tratta di un prodotto discusso anche da me medesima (qui), ma ha cambiato molto il mio struccaggio serale. Dovete infatti sapere che ci sono poche cose in campo cosmetico che io detesti di più del latte detergente. Per mille ragioni diverse, trovo sia un prodotto del demonio. Salviettine struccanti? Non ne parlo nemmeno, appena ne avvicino una al viso la mia epidermide prende fuoco. L’acqua micellare è riuscita nell’ardua impresa di farmi struccare il viso senza imprecazioni. Solo il viso, però. Per gli occhi la trovo un gran Fail.
Il 2012 è stato indubbiamente l’anno di Non ti Scordar di Me e del mio personalissimo bifasico homemade. Però avevo sentito parlare di questo struccante da Lidalgirl (cui invio cuori in busta chiusa) e la curiosità si era insinuata in me. Ella asseriva che cotal struccante levasse via anche la roba uoterprùf, così ho voluto provare. Perché mai, vi chiederete, visto che osanni così tanto il tuo bifasico a costo zero? Il fatto è che gli oli sono stupendi e tutto, ma a volte appannano la vista o formano degli sgradevoli residui nella congiuntiva, rendendo lo struccaggio meno delicato di quanto si pensi. Per farla breve, ella avea ragione: il Viviverde leva qualsiasi cosa. Certo, devo stare attenta perché il contatto diretto con gli occhi me li fa bruciare, ma basta poca cautela. Ottimo, davvero.
Crema Idratante: Bjobj Crema Viso Anti-Age
Ne ho parlato da poco qui, e anche se l’ho scoperta negli ultimi due mesi del 2012, è indubbiamente la cosa migliore che mi sia capitata tra le mani in questo sfigatissimo anno. Non aggiungo altro, se non che le mando tanti bacini pciù pciù.
Anch’esso l’ho recensito nelle ultime ere geologiche, voglio dedicargli un pensiero d’amore specie se paragonato al suo contraltare fallimentare di Lush (vedere più avanti per i fail).
È indubbio che fare lo scrub a casa convenga, ma non mi sono mai pentita di questo acquisto fatto in un periodo di pigrizia e male di vivere. Per ora lo utilizzo come scrub quando me ne ricordo, d’estate tornerà a essere il mio detergente mattutino.
FAIL:VISO
Struccante Occhi: Acqua Micellare Bioderma.
Ebbene sì, un prodotto che puoi amare per una funzione, puoi odiarlo per un’altra. La Collistar sugli occhi mi sembrava più efficace, ma l’ho terminata da diversi mesi per cui non posso esserne sicura (all’epoca avevo altro cui pensare). Insomma, sugli occhi questa amataodiata Bioderma non strucca una mazza, però è utile per levare i residuelli di struccanti oleosi o di mascara (onnipresenti, dannati loro). Mia sorella utilizzandola ogni sera s’è beccata una specie di orzaiolo, credo assomigliasse molto a Quasimodo del Gobbo di Notre Dame Disney Version, o forse no, ma vabe’ (tanto non legge mai questo blog).
Detergente Viso: Lavera Calendula Cleansing Gel (info)
Detesto e odio (sic) questo detergente soprattutto per il suo odore di agrumi amari e pazzi. Non è nemmeno troppo delicato sul mio viso, mi sto forzando di finirlo usando una tecnica ninja: lasciarlo a casa di A. sperando che mi serva quando mi trovo a bivaccare da lui (“ci vediamo un film?” “ok, però prima devo assolutamente lavarmi il viso, non sia mai che Christian Bale dalla tv mi veda con la pelle spenta, eh”). Speriamo che funzioni, perché non dà segni di cedimento.
Rinominerei cotal tonico “Acqua di sòle” inteso come “fregature”, perché non noto niente di particolarmente esaltante in lui, ha pure un odore che mi repelle e lo spruzzino che sinceramente [d'inverno] detesto con anima e corpo. Ahimè ho il forte sospetto che durante la notte le molecole che lo compongono si rigenerino per partenogenesi (termine assolutamente inappropriato che userò perché ne amo il suono) per cui sono convinta che mi accompagnerà per il resto dei miei giorni foreverandever.
No, no, no. Buono il profumo ma credo che un budino valsoia idraterebbe di più la mia epidermide. Fondamentalmente la trovo inutile, grassoccia ma senza benefici. Via, sciò.
NO, in capslock. Mi dà fastidio, mi fa lacrimare gli occhi e l’ho bandito dal mio reame. Ero in fissa con Yes To un anno fa, spero di avere imparato la lezione.
È lui l’unico vincitore di questa categoria, l’unico mio amore cui erigerei un monumento fatto coi miei stessi capelli (che schifo). Da poco ho trovato la confezione da mezzo litro (super conveniente, peraltro: 12 euro VS gli 8 euro della confezione piccola) e la mia vita ne ha tratto un gran giovamento.
Una piccola menzione agli Shampoo Nivea che quest’anno ci hanno abbandonati, portando su questi lidi molti fanZ delusi come me (qui e qui ne parlo con cordoglio).
Balsamo: Splend’Or al Cocco, di cui tutti conosciamo le prodezze.
FAIL: CAPELLI
non pervenuti.
WIN: CORPO
Crema Idratante: Equilibra – Aloe Crema Corpo (info)
Si merita una recensione a parte povera lei, e poi basta blaterare che sto esagerando.
Prodotto lussuoso di proprietà di mia sorella ma che a Milano abbiamo condiviso amabilmente (leggi: non amabilmente). Non ho idea del prezzo ma è una gioia olfattiva et idratante et tonificante, uno di quei prodotti di alta (media? slanciata?) profumeria davvero ben fatti.
Profumo: Questo è l’anno del mio amato e defunto Miss Dior Cherie L’eau, andato fuori produzione per far posto a qualche schifoso sostituto. In realtà avendo comprato tutti i flaconi che ho trovato in commercio credo che mi durerà ancora per una decina d’anni.
FAIL CORPO
Crema Idratante: Yes To Carrots (qui troverete le mie imprecazioni in merito)
WIN: COSE A MUZZO che probabilmente non interessano a niuno
Le altre donne impegnate in questi gigapost (facciamo alcuni nomi: Chia, Nebraska, Lidal, per citarne tre) hanno inserito anche prodotti culturali (ma come parlo?) tra i win del 2012. Ora, io sono una pattumiera umana e in più questo – se non l’avete capito – è stato un anno di merda colossale. Però ci provo, a inserire i miei win non makeuposi, nel caso vi potessero interessare per farvi una giusta Idea Sbagliata su di me eccetera. (Ah, cliccando sulle immagini andrete sulle rispettive pagine di Wikipedia.)
Telefilm:
Downton Abbey
Sherlock
Come si fa a non amare Benedict Cumberbatch?
Happy Endings
Film: Vi giuro che non mi viene in mente niente. Balle di rovi rotolanti. Di quelli usciti quest’anno al cinema spicca ”La Talpa”
Di nuovo Benedict Cumberbatch e Gary Oldman (amo, amo).
Mentre tra le robe che ho visto in tv emerge “Last Night” (sì, sono melensa). Mi ha fatto piangere a fontana e il feeeeling tra Guillaume Canet e Keira Knightley sembrava reale, una roba assurda.
Cd: Dimartino “Sarebbe bello non lasciarsi mai ma abbandonarsi ogni tanto è utile”.
Sapere che Dimartino proviene dalle viscere della mia città (dettagli: dal paese dei miei nonni materni) mi rende immotivatamente orgogliona. Nonostante questo per me sia stato l’anno consacrato a Dente, lui ha creato un cd perfetto, di cui “Non ho più voglia di imparare” è la mia traccia preferita.
Concerto: Non lo nasconderò, quest’anno ho fatto uno Stalkera-Dente-Tour. Ho visitato svariate città solo per sentirlo ancora e ancora. Non me ne voglia Leo, che ha organizzato il Reality Bites Festival a Fucecchio dove ho visto Dente e condiviso con lui la macchina per il tragitto dalla stazione alla lochescion, (grazie Leo, tanto non leggi neppure tu il mio blog), e non me ne vogliano Scheggia e Checco, che mi hanno accompagnato e ospitato a Bologna nella prima tappa dello Stalkera-Dente-Tour, il concerto che ho preferito in assoluto è stato quello a Parigi. Ero a meno di mezzo metro da lui, ha cantato la mia canzone preferita (che vi linko gigantescamente qui sotto), ha linkato il mio video sulla sua pagina rendendomi ebete e felice per un giorno, per cui insomma sì, indubbiamente Dente @ Le Chat Noir si merita il podio (e qui ringrazio Ale che mi ha ospitato e sopportato). Se vi sembra che io stia parlando come una dodicenne al concerto dei Backstreet Boys negli anni Novanta non avete torto, lo sono.
Credo che per il bene dell’umanità sia giusto che io mi fermi qui. Qualsiasi opinione e/o giudizio è sempre ben accetto, sempre che siate ancora vivi o che non stiate cancellando questo blog dalla cronologia.
**dlin dlon** Questo post partecipa molto umilmente al concorso di Beauty & Kabuki “Carta e Pennello – il contest delle beauty blogger”. Cliccando sul banner potrete saperne di più. **dlin dlon**
La prima volta che vidi questa crema mani nel bagno di mia maTre mi sembrò provenire da un universo parallelo. “Crabtree&Evelyn, Jojoba Oil Hand and Cuticle Cream“.
Marca mai sentita prima, confezione in inglese, e un profumo di lavanda quasi commovente. Dopo una breve indagine scoprii che apparteneva a mia nonna, l’aveva ricevuta qualche mese prima di lasciarci, se così si può dire. Poco dopo ricordai di averla vista sul suo cassettone accanto all’acqua di rose Robert’s (anche quella finita tra le mie grinfie, benché quasi vuota: sono una feticista del ricordo olfattivo) e al portagioie in argento e tartaruga che da piccola aprivo come fosse una specie di tesoro nascosto a metà tra un film di Indiana Jones e uno di Barbie.
Cominciai a usarla trovando estremamente consolatorio il suo profumo; la perdita di una nonna – anche se non si è più infanti – è roba difficile da digerire, e sebbene una crema mani non potesse far passare via quella orribile sensazione di spaesamento, riusciva però a rasserenarmi.
Quando realizzai che nella mia città non l’avrei potuta ricomprare andai nel panico. La confezione era ben lungi dal terminare (spoiler: non lo è ancora, dopo anni) ma io ero – e sono ancora – ossessionata dall’idea di non poter avere un prodotto che amo per le più varie ragioni (fuori produzione, non reperibile nemmeno online, illegale, ecc). Per fortuna internet mi fu amico e in un giorno di pioggia e depressione cosmica feci il mio ordine su Amazon (inglese) sconfiggendo la mia tirchieria che in passato mi avrebbe impedito di acquistare una crema per le mani a 15 sterline (spedizioni incluse, di base ne costava 9).
Di certo l’ossessione per la Crabtree & Evelyn nasce dal ricordo, meccanico più che sensoriale. Credo che mia nonna non l’avesse mai usata, ma mi viene istintivo pensare a lei quando prendo il tubetto. E poi, ovviamente, dal fatto che è una crema totalmente diversa rispetto a quelle del mio passato, così piene di glicerina o paraffina da rimanere appiccicose per ore sulle mani.
La consistenza infatti è sì ricca ma non grassa, si assorbe abbastanza in fretta ed è estremamente confortevole. Idrata a fondo e non c’è alcun bisogno di riapplicarla venti volte per avere mani morbide (miracolo).
È stata la prima crema per le mani che si sia presa cura delle mie cuticole, ammorbidendole davvero e aiutandomi a eliminarle. Metterla prima di stendere lo smalto rende tutto più semplice, perché leviga e rafforza le unghie, e prima di andare a dormire il suo profumo di lavanda mi rilassa e fa sentire bene.
Vi dico solamente che prima di questa crema non sapevo nemmeno cosa fossero, le cuticole. Ma vedendole sparire notai la differenza con la me-zoticona che non sapeva prendersi cura delle proprie manine.
La confezione è un tubetto da 100 gr, e ha un costo che oscilla tra il caro e il carissimo, a seconda di dove l’acquistiate. Io l’ho ricomprata in ogni dove: da amazon.co.uk (9 £) , al negozio monomarca a Milano per regalarla a mia sorella (una roba come 17 euro con infarto alla cassa) e al negozio monomarca a New York (non ricordo il prezzo ma era quasi sicuramente sotto i 15 euro).
Oltre al costo esorbitante, l’unico difetto che le trovo è un inci molto buono – con olio di Jojoba al terzo posto – rovinato da un’Isoparaffin verso la fine. Non è certo un dramma, anche perché io non ho avuto alcun tipo di problema (inoltre l’isoparaffin è meno pesante della paraffina liquida), ma per quel prezzo sarei super-fan di un inci verde come il prato del desktop di Windows XP.
foto pressoché identica alla precedente, quindi di rara inutilità
Spero di non essere stata troppo stucchevole, volevo scrivere da tempo questo post infarcito di nostalgia perché questa crema è forse il mio feticcio cosmetico preferito, e poi la mia anima bipolare voleva esprimere anche il suo lato sentimentale.
(Ah, se per caso voleste vedere ingrandita e non sfocata la foto che si intravede sullo sfondo, potete cliccare qui).
Scrivere un post coi win e fail del 2012 (ancora una volta: Annus Horribilis) mi richiede uno sforzo di memoria non da poco, considerando anche il fatto che vivo contemporaneamente in due città (sì, possiedo il dono dell’ubiquità) e che quindi ho cominciato ad avere trucchi che uso solamente a Palermo e altri che rimangono a Milano, insomma, un casino.
Ma a parte questa vita da supereroe davvero sfiancante, ci sono dei prodotti che mi porto sempre dietro, o che rimpiango di non avere quando sono nella città sbagliata, eccetereccetera. Allo stesso modo ci sono dei fail clamorosi che non posso certo dimenticare col passare dei mesi. Per alcuni prodotti ho scritto qualche riga: spero di non tediarvi troppo, in caso fate delle frequenti pause, bevete molta acqua e riposatevi. Ovviamente non leggete questo post nelle ore più calde della giornata, eh.
Let’s go!
Fondotinta
WIN
Minerale: Bare Minerals – “Medium” (colore sballato, ma io lo amo così com’è)
Liquido: Nivea – Fondotinta Pure & Natural N.2 “Light”
comprato in Svezia un anno e mezzo fa: non ha siliconi e per questo ha una stesura meno confortevole rispetto ai classici fondi siliconici; preferisco metterlo con lo Stipple Brush di Elf, così da ottenere un risultato tutto sommato decente. Non allarghiamoci: ho ancora molto da imparare. Steso con le dita lo trovo assai meno gradevole.
FAIL
Liquido: Bourjois – Fondotinta detox naturale[non ricordo il colore, sorry: spero di editare il post più avanti]: sia con le dita sia col pennello mi risulta impossibile da stendere. Forma dei grumi di prodotto che non so a cosa siano dovuti, forse alla mia imperizia generale. L’ho messo per fare questo popò di foto e per avere un risultato guardabile ho sudato sette metaforiche camicie. Sembro esoticamente abbronzata, vero? eppure credo di non aver messo fard. Mistero. Purtroppo non ho il flacone qui (è a Milano, il fetente) e a dire il vero non mi manca nemmeno.
Correttore (Tasto dolente: sono ancora alla ricerca del colore perfetto, ho fatto un po’ di erroracci cromatici)
Mac – Select Cover Up (colore sbagliato, ma mi piace lo stesso: NC20)
FAIL
Benefit – Boi-ing “Light“
Ovviamente è stato frutto di violenza psicologica da parte di una commessa che ha dovuto vendermelo per forza, non riesco a ricordare neppure quando. So che quest’anno ho riprovato a usarlo ma niente: il colore è troppo chiaro, la consistenza non mi piace e se provo a metterlo sul viso va via dopo poco. Mortacci tua, Benefit. Per ammortizzare il costo elevato lo metto nella pochette di trucchi che mi porto in giro per emergenze o ritocchi: alle brutte, meglio di niente.
Essence – I Love Stage
mi piace il fatto che colori leggermente la palpebra uniformandola, ma per me è troppo liquido e forma le pieghette. Lo uso molto poco volentieri.
Fard
WIN
In crema: Illamasqua “Laid”
Comprato a New York un biliardo di anni fa (marzo 2011), lo usavo pochissimo sia per la paraffina che contiene a vagonate (me ingenua, all’epoca non l’avrei mai detto), sia perché ero convinta si mettesse solo con le dita, cosa che mi crea gran disagio sociale e tedio. Poi l’ho provato col pennello Mac 168SE e non l’ho più lasciato. Sposami, paraffinoso fard dall’accento inglese, sposami!
Colori più falsati che mai per il povero Clinique.
In polvere: Clinique – Blushing Blush Powder Blush (stanno scherzando,vero?) n.115 “Smuldering Plum”
Regalo di mia zia per Natale 2011 (so che vi interessava saperlo) lo adoro per la sua praticità: grazie al pennellino e al gigaspecchio me lo porto in giro ovunque con gran gioia. Il colore è tipicamente mio, che non so cosa voglia dire, ma comunque nonostante qualche sbrillio che si vede poco è perfetto. È luminoso e ha una scrivenza media, così non rischio di fare patacconi di colore mentre mi trucco in ascensore/ in macchina (rigorosamente sul sedile del passeggero) / nei peggiori bar di Caracas eccetera.
FAIL Strano ma vero non ho blush degni di fail, yei for me.
Bronzer/Prodotto per il Contouring
WIN
Bare Minerals “Warmth”
FAIL Nessuno che io ricordi.
Illuminante Lo uso di rado e ne ho solo uno, dono di mia sorella:
YSL – Touche Éclat
Cipria
WIN
Too Faced – Primed&Poreless
L’unica che sia riuscita a conquistarmi, dato che di base non sento il gran bisogno di incipriarmi (sebbene abbia sempre desiderato farlo come Mary Poppins)
FAIL Sono sicura che da qualche parte nel mondo ci sia una matita colorata fail, ma ne uso così poche che non me ne ricordo. (Non sono pigra, è che molta roba fallimentare è a Milano).
Eyeliner
WIN
Essence – Sun Club Eyeliner Pen
Scoperto da poco ma già è mio grande amore, usato in questa fantastica foto che se la batte con quelle di Martina Colombari (chiavi di ricerche osé, a me!) (ricordiamo però che ai suoi scatti hanno dedicato una mostra intera, eh, mica cavoli).
Foto di rara inutilità
FAIL
Essence – Eyeliner Pen
Sembro pazza, vero? eppure sono due eyeliner diversi, partoriti stranamente dalla stessa marca. L’effetto è un po’ quello di Arnold Schwarzenegger e Danny De Vito ne“I Gemelli”. Questo eyeliner ha un tratto grigiolino acquoso, e la punta in due dei miei mille esemplari (c’era un tempo in cui ne compravo a pacchi perché funzionava bene, o ero ubriaca, non saprei) ha fatto la muffa. La muffa, dico. E non figurativamente, letteralmente. Bleah.
Ombretti
WIN
In polvere: Urban Decay – Darkhorse (Naked 1, ma in generale mi piacciono tutti) *viva l’originalità*
FAIL Preferisco non esprimermi perché il grosso dei fail è dovuto alla sensibilità dei miei occhi e non alle caratteristiche intrinseche al prodotto, pace e amore!
Prodotti per le sopracciglia (c’è un post apposito qui)
Kit: Catrice – Eye Brow Set
Se già ne avevo uno, perché mai acquistare questo? Mistero. Mi piace il kit, il fatto che abbia una mini pinzetta e un pettinino, ma i colori su di me fanno molto poco. Fa parte del mio kit d’emergenza che mi porto in giro, perché le polveri non sono male come ombretti. Non è un epic fail, ma in confronto al kit Elf non c’è gara.
Mac: Viva Glam Nicki (indossato qui con estrema gioia interiore)
MUFE Rouge Artist Intense Mat n.5 (post qui, che poi è lo stesso di due righe fa)
Mac Russian Red, Chanel La Sensuelle, YSL Rouge Pur Couture n.7, Mac Viva Glam Nicki, MUFE Rouge Artist Intense Mat n.5
Per finire, Pennelli
WIN
Viso: Powder Brush di Elf Studio
Blush Brush di Zoeva, dal Mini Bamboo Set
Il mio portapennelli di design. Lo uso solo per i pennelli corti, non temete. Di solito il povero Powder Brush ha un barattolino di vetro da yogurt molto più alto.
Occhi: Shader Brush di Zoeva, dal Mini Bamboo Set
FAIL
Ho così pochi pennelli che se avessi pure un fail sarebbe la sfiga cosmica. Diciamo che uso di rado il Bronzer Brush del Mini Bamboo Set, ecco.
Se recupererò gli anni di vita perduti scrivendo e fotografando (male) per questo post, scriverò anche quello sui prodotti preferiti per capelli, corpo e denti a sciabola. Non prometto niente, eh! Anche perché non so quanto possa fregare al genere umano che cosa mi schiaffo in testa. (Ah, sì, mancano gli smalti: lo so, arriveranno. Maybe).
Per finire, segnalo i post che mi hanno spinta a scrivere questo poemetto in ottave (già in cantiere da giorni, per dire, eh): The Sound of Beauty e La Vie En Cosmétiques. So che questa identica cosa l’ha scritta già Lidalgirl nel suo post, ma è la verità, i due post sono stati ispiratori e spronatori, spingitori di spingitori di cavalieri, insomma.
Ritorno dopo settimane di silenzio (che per me in realtà sono state settimane di cibo & alcolici, per lo più: ah, che scandalo) per parlare con assoluta sobrietà della mia nuova crema idratante: la Crema Viso Anti-Age Bjobj.
(Non ho avuto tempo di fare una foto e l’ho rubata al sito Mondevert.it)
Dico nuova ma la uso da quasi due mesi con gioia immutata. Che un prodotto non mi stufi o non si riveli una sòla dopo poco tempo è una conquista per me, specie se si parla di creme viso, campo in cui ho lasciato un po’ tutto al caso trovandomi tra le mani roba inadatta a me. Vi dico solamente che durante il 2012 (Annus Horribilis) ho passato dei periodi senza mettermi la crema viso perché “non mi andava”. (Certo, poi lamentati delle rughe sulla fronte, scema, che per poco non sembri Nonna Salice.)
L’ho scelta soprattutto per la presenza dell’acido ialuronico (noto anti-age) e di altri buoni ingredienti come l’olio di Argan e di Avocado, super idratanti e noti antirughe naturali. Ovviamente non si tratta di una crema anti-età come quelle di alta profumeria (o perché no, anche eco-bio), perché complessivamente ha una formulazione un po’ troppo leggera, forse non adatta a pelli mature. (Comunque io non sono un’esperta e smetterò di straparlare che poi la gente pensa di potersi fidare, mi chiede consigli, prende roba sbagliata a causa mia e Gesù piange.)
La crema ha una buona consistenza che si assorbe subito lasciando inizialmente una sensazione più o meno assimilabile a quella dell’aloe (ma meno forte), come se la pelle tirasse leggermente. La cosa potrebbe disturbare qualcuno, lo ammetto, ma dopo pochi secondi sparisce, e la pelle rimane idratata ma non unta, ideale per truccarsi in velocità.
Io la uso solamente al mattino perché la sera prima di andare a dormire preferisco qualcosa di più ricco e idratante: ho la sensazione che se usassi solo la Bjobj l’idratazione non sarebbe del tutto sufficiente (ma d’estate credo che sarà ottima anche per la notte). Va detto anche che contiene Cetearyl Alcohol in seconda posizione, il che potrebbe irritare le pelli più sensibili (io stranamente non ho avuto problemi, toccando feRo).
Per il resto il profumo è delicato e fresco, lo adoro, e amo il fatto che idratare il viso non sia più una punizione del dimonio ma un vero piacere. Certo, quando alla cassa ho dovuto sborsare 17,55 euro (per un tubetto da 50 ml) ho avuto un mancamento, ma ora so che ne è valsa la pena.
Voi che vi spalmate in faccia? Siliconi? Uova di quaglia? Martina Gebhardt in persona? Attendo consigli, opinioni e pomodori marci, perché ho scritto un post potenzialmente pieno di errori e mi sento in difetto sin da ora. Olè!
Partiamo da una considerazione: non stiamo parlando di uno struccante. Nonostante la confezione lo dica, tonico struccante, la necessità di essere realisti deve superare qualsiasi etichetta. Quindi io l’ho comprato con lo spirito di chi ha voglia di spendere tredici euro per un tonico che sì, forse potrebbe anche rimuovere un po’ di trucco, ma non speriamoci troppo eh.
Contiene estratti di rosa, tiglio e meliloto e si può applicare sugli occhi, a me non brucia e dubito che possa dare fastidio a qualcuno, è di una delicatezza rara: su Saicosatispalmi c’è l’inci, breve e verdissimo (certo, non si può mai dire, magari a qualcuno può far implodere le cavità oculari, chi sono io per negare questa possibilità). Io lo trovo perfetto anche per rimettere in sesto il set di borse sotto gli occhi che mi spuntano quando dormo poco o male.
La cosa che più me lo ha fatto amare è l’odore: sa di fresco, di ghiacciolo fruttato (ma non stucchevole), del tipo che se potessi lo berrei con una cannuccia sdraiata sul divano. Sulla pelle è delicatissimo, ottimo dopo la fase di strucco; risulta super frescolino e d’estate l’ho tenuto pure in frigo per aumentarne l’effetto tonificante. Rimuove il trucco leggero leggero, quindi niente mascara e matita (allora a che serve? eh, ve l’avevo detto io che era un tonico!) e per questo lo trovo adatto all’estate, sia perché mi trucco meno, sia perché l’effetto rinfrescante è un toccasana.
Foto inutile con sfondo natalizio (è l’unico albero che possiamo permetterci nel nostro bivani)
La confezione da 200 ml (pao di 6 mesi) mi è durata un sacco, ma è anche vero che spesso l’ho alternato all’acqua di Avène e per molti mesi è rimasto a Milano foreveralone.
L’unico motivo per cui non lo ricomprerei è il prezzo, per il resto lo trovo adorabile, se così si può definire un tonico. Ma vabe’, poi per ora ho un debole per Bjobj e credo che potrebbero infinocchiarmi anche acqua del rubinetto (rigorosamente calcarea). Per chi non conoscesse questa marca, è reperibile nei negozi eco-bio (tipo Naturasì, va’), non testa sugli animali e il prodotto in questione è pure vegano.
A parte ciò, ho aspettato di finire la confezione per scriverne, non volevo farmi prendere dall’entusiasmo del momento (che comunque non è scemato).
Mai provato qualcosa del genere? tonici leggeri da consigliare? psicoterapeuti per me? ditemi!
Ed eccoci giunti alla seconda puntata del temibile post sui Feticci Cosmetici.
Altro mio must have senza il quale le mie giornate non sarebbero affrontabili serenamente è la matita nera per gli occhi. Cominciai a usarla a quattordici anni, quando capii il suo magico potere di ridimensionare i miei occhi vagamente sferici donando una certa profondità al mio sguardo miope. Ricordo ancora quando andavano di moda (si fa per dire) le assurde trousse Pupa, di rara comodità peraltro (sfila il cassettino, apri la testa della bambola, ruota la mucca e troverai lipgloss gommosi ricoperti di peli di pennello, polvere ecc.), il cui unico pregio erano le matite nere – qualora fossero incluse. Scrivevano benissimo e duravano a lungo. Ma erano altri tempi, quindi ciao.
Non ricordo più quanti tipi di matita ho provato, quante mi hanno dato fastidio e quante ancora ho terminato fino alla fine. Resta il fatto che da diversi anni (non so più collocare gli eventi nello spazio tempo) uso sempre la stessa: lo Stylo Yeux Waterproof n.10 Èbéne di Chanel (prezzo: ben 23 euro da Sephora, muoio).
Anche questa è stata comprata per la prima volta da mia maTre. Ero già nell’età della ragione, ma per qualche arcano motivo (che credo coincida con le sue superiori facoltà economiche) le commissionai una matita nera. Tornò con qualcosa che mi sembrava un fail atomico, una matita automatica. AUTOMATICA! Ma che diamine è, mi chiesi in capslock. Ne rimasi molto indignata, finché non la provai.
Innanzitutto va detto che è waterproof, e nonostante questo non mi dà nessun fastidio: ha del miracoloso. Poi ha una mina morbida che si adatta al vostro tratto e al vostro uso, perfetta per tracciare (tracciare?) linee di eyeliner ben definite.
Io, dannazione, la amo. Nella rima interna dura molto, anche se non ha un colore particolarmente intenso (infatti Èbéne non è il colore più scuro: quello è Noir Intense, che io però non ho mai visto in negozio), e sfumata sulla palpebra mi garantisce un trucco perfetto per l’intera giornata. È morbida e mi ha sempre salvato quando dovevo truccarmi in due minuti di orologio. Un piccolo tratto di matita sull’angolo esterno della palpebra mobile, sfumato per bene, a volte senza dover aggiungere alcun ombretto, fa un effetto splendido perché prende un colore grigio fumo che amo.
È mossa, abbiate pietà.
(Sì, mi trucco così anche di giorno perché porto degli occhialoni da vista e i miei occhi rischiano di sparire. Ma poi sticavoli, eh.)
I toni enfatici ed entusiastici di questo post cominciano a innervosirmi, ma che ci posso fare? Sto provando a sostituirla e spero di aggiornarvi anche in questo senso (spoiler: non sta andando bene).
Anche qui, se avete provato questa matita o se ne avete una che amate alla follia da consigliarmi, scrivetemi pure (oppure insultatemi, ma educatamente).
Se blatero su un prodotto Garnier evidentemente il mondo sta proprio per finire, oppure siamo tornati nel 1999, quando il mio mondo cosmetico raramente si spingeva oltre Limoni o il supermercato. Mi fa davvero impressione vedere un Win accanto a un prodotto di questa marca, ma c’è una spiegazione per tutto.
Giusto per tediarvi più del solito, dovete sapere che a giugno ero a Parigi a trovare la mia amica Ale e a stalkerare per l’ennesima volta Dente, e nel fare ciò (bivaccare a casa della mia amica) non ho potuto non notare, tra i prodotti in bagno, questo tubetto (150 ml) Garnier. Spiccava tra gli altri perché sia Ale che la sua coinquilina amano i prodotti bio, di cui Parigi è strapiena, e quello era l’unico mostro da supermercato. Mi sono fatta coraggio e ho dato un’occhiata all’INCI, rimanendo sorpresa: non era così terribile. L’ho scroccato amabilmente, apprezzandolo, e appena tornata in Italia l’ho comprato (tra l’altro all’inizio mi ero convinta che da noi non fosse commercializzato). Volevo un prodotto antipigrizia, facile da reperire e da usare (prima usavo Erbalibera di Lush), lo ammetto.
Lo uso principalmente come detergente al mattino, e ogni tanto come maschera (in quel caso si applica senza bagnare il viso in discreta quantità e si lascia agire qualche minuto, mentre per fare lo scrub sostanzialmente si sfrega di più dove serve. Vi confesso però che preferisco farmele da sola le maschere, con caolino e olietti).
La consistenza è bella pastosa (viva l’argilla!) e con microgranuli, e ha un odore fresco, cetrioleggiante, mentolato, non saprei – comunque mi piace molto.
La mia pelle è mista e abbastanza delicata, tende a tirare facilmente, ma ha anche punti neri sul naso à go-go, e da quando uso questo detergente la situazione è molto migliorata. C’è da dire che prima non curavo con costanza la pelle del viso, pensando che i punti neri fossero una piaga incurabile della società come i fan di Maria de Filippi.
Al momento dunque sembra andare bene, ma confesso che con l’arrivo del freddo (avvenimento remoto in questa città nordafricana) potrebbe risultare troppo aggressivo, in caso vi farò sapere se parte del mio viso mi abbandonerà lasciandomi come un Due Facce/Harvey Dent in gonnella.
In conclusione, qui trovate l’inci del prodotto. Ha qualche bella schifezza verso la fine, ma almeno il caolino e la pietra pomice ci sono davvero. Insomma, per essere un prodotto Garnier (dimonio) non è affatto male.
E no, non sono stata pagata dall’azienda e il detergente l’ho comprato col danaro sudato dei miei genitori, a circa sette euro e qualcosa (o forse di più, non ricordo).
p.s.: per rendere l’idea di un pessimo prodotto da supermercato, sappiate che un annetto fa ho comprato questo, il Nivea Visage Young (young, giààà) Gel Scrub Quotidiano Clean Deeper. Non avevo ovviamente fatto caso all’Inci (da vomito, se lo guardo oggi: c’è pure l’ostrica, ma che senso ha?!) e dopo averlo usato la pelle era ingestibile: tirava da morire e i punti neri non diminuivano. Oggi l’ho usato per pulire via della vernice ad acqua dal mio braccio e adesso la pelle tira che è una bellezza, una sensazione assurda. Ecco, per dire, il Garnier non sarà un santo prodotto ma in confronto un win se lo merita tutto.
Sui rossetti si potrebbero scrivere pamphlet e trattati, analisi psicologiche e racconti accorati – ma io ho solo un blog, cinque manzoniani lettori e il buonsenso per scrivere solamente un post [lunghetto, ammetto]. In particolare sui miei rossetti preferiti, che sono in realtà gli unici che utilizzo con costanza e che – peraltro – ho acquistato tutti nell’ultimo anno (in realtà negli ultimi mesi).
Prima d’ora avevo optato solo per nudi o per colori classici (bordeaux scuro e cose così) che mi invecchiavano un po’. Sembravo sempre il cosplay di mia madre (non che tu sia vecchia, maTre mia) e mi sentivo sempre a disagio. Finché. Finecheeeeé (da leggersi con voce solenne alla Severus Piton) non ho deciso di fare un acquisto pazzo approfittando del 20% di sconto da Sephora: un rossetto Armani, il Rouge d’Armani numero 603 (Black Plum, credo si chiami). Ringrazio ancora Meri per avermi spinta a tal gesto estremo al grido di “si vive una volta sola”.
Scoprire che esistono rossetti che bisogna addirittura togliere con lo struccante perché non si sono dileguati nel nulla (ove per nulla intendiamo esofago) è stato uno choc. In più si tratta di una tonalità modulabile, che va bene sia di giorno – applicato picchiettandolo delicatamente – sia di sera, con una passata in più. Il finish è lucido, morbidissimo, e va mattificandosi col corso del tempo per rimanere ben saldo sulle labbra. Che meraviglia! Il colore è un fuchsia-prugnachiaro-fragolone (come vedete sono molto precisa nell’individuare le tonalità) ed è proprio questo che amo, la sua modulabilità (l’ho già detto prima ma mi ripeto). Indubbiamente il mio preferito, pochi cavoloni.
Sulla scia di questa meraviglia, acquistata quasi un anno fa, ho pensato di provare un rossetto Chanel. Il mio primo, in realtà, lo avevo ricevuto a sedici anni dalla mia cara maTre, che ha pensato di condurmi sulla via della perdizione già in giovine età. Ma insomma, mi son detta, riproviamo.
Non avendo trovato la tipologia consigliata da Clio in più video, mi sono buttata sul Rouge Coco “Vendôme”. Bello, per carità. Peccato che non duri un piffero. Il test dei test è stato applicarlo prima di uscire di pomeriggio (senza cibi e bevande in vista): in due ore era sparito rimanendo solo sui bordi, con effetto Pasta col Sugo Appena Mangiata. Lo trovo poco coprente e poco resistente. Sicuramente non vale i maledetti 29 euro a cui lo vendono. Per fortuna è stato un regalo (pilotato). [Epic Fail]
Il rosso delle meraviglie, invece, è un grandissimo classico da youtuber: il Russian Red di Mac.
Non volevo prenderlo perché temevo l’effetto “Sembro mia maTre”. Poi, proprio con la suddetta genitrice, mi sono ritrovata allo stand Mac della Rinascente – e conoscendo il di lei amore per i rossetti non ho potuto non mostrarglieli. Una commessa con il rossetto cosparso ovunque tranne che sulle labbra ci ha dato qualche suggerimento, non so da quale pulpito, ed effettivamente mi ha convinto in pochi secondi.
Il Russian Red è un rossetto matte, quindi totalmente opaco. È un rosso forte, ma la sua opacità lo rende giovane (perdonate il termine), sdrammatizzato. È perfetto con un look un po’ rockabilly/pin up (occhi segnati da una linea di eye liner nero, blush leggero e basta), ma anche con qualcosa di più sofisticato o (cascate di pernacchie su di me) rock, con occhi grigioneri. La prova del nove è stato metterlo su mia sorella, cui il rossetto solitamente non dona molto: le stava davvero bene. Merito del matte: olè!
18 euro spesi – da mia maTre – più che bene (se pensate a quanto costa quel maledetto Chanel). Ah, inutile dirlo: dura un’infinità di tempo sulle labbra.
L’ultimo acquisto è arrivato poche settimane fa, sempre in onore di uno sconto da Sephora.
Volevo un fuchsia da quando mi son fatta scappare il meraviglioso Quick Sizzle di Mac, e non trovandolo nella collezione Armani (volevo un’altra follia esosa) mi sono buttata sulla YSL (questo è il Rouge Pur Couture n.07), con le mie amiche Meri e Eugenia che mi davano man forte prendendo anche loro colori estivi e un po’ fluo. Che dire: meraviglia. Il finish è lucido ma non troppo, idratante (ha la protezione solare!) e rimane a lungo sulle labbra. Lo uso indistintamente di giorno e di sera, sempre picchiettandolo per aumentarne la durata. Lo amo! L’unica cosa che consiglio è di usarlo dopo aver corretto eventuali rossori: io che soffro di couperose ho notato che senza fondotinta questo rossetto mi dà un’aria un po’ disordinata/sciatta/forse volgare.
Per vostra fortuna termino qui. Dalla lunghezza del post avrete capito il perché del “Freak Out”. Se siete arrivati alla fine di questo post vi devo una birra.
Destreggiarsi nella selva profumata di Lush non è facile. Finché si trattava di comprare palle frizzose da bagno me la cavavo piuttosto bene, ma avevo circa dodici anni e non avevo bisogno di tanto altro. Ora che sono diventata pesantemente nerd, prima di avventurarmi tra i prodotti Lush ho dovuto fare le mie dovute ricerche. Al momento sono approdata a due prodotti di cui non riesco a fare a meno e che vi consiglio spassionatamente.
Erbalibera: è un detergente per il viso leggermente scrubbante che profuma effettivamente di erba.Se ne prende un pezzetto (non troppo piccolo), lo si scioglie con l’acqua e lo si passa sul viso, insistendo sulle parti più moleste. La mia pelle ha la duplice rottura di essere sensibile ma leggermente mista, eppure questo prodotto – per quanto a prima vista poco delicato (contiene caolino e ortica, amica della nostra infanzia bucolica) – pulisce a fondo senza provocarmi rossori o altro. Certo, ha promesso di sgominare i punti neri ma non sapeva con chi avesse a che fare. Io comunque sono alla terza confezione. Occhio che però scade presto e nei negozi rifilano barattolini a breve scadenza. Me ne sono lamentata e mi hanno consigliato di usarne di più per finirlo prima! Io comunque ho usato la penultima confezione per altri venti giorni dopo la scadenza ed non ho avuto problemi. Se invece acquistate sul sito, vi garantiscono un prodotto appena fatto (confermo).
Non Ti Scordar di Me: Questo è uno di quei prodotti che ti cambiano la vita, nel loro piccolo. Sì, perché quando la mattina non lesini matita per occhi e ombretti, la fase di struccaggio può rivelarsi una tortura per gli occhi. Ma parliamo di questo affare: si tratta di una crema struccante con miele e rosa. Struccante in crema: bizzarro! Ebbene, questa formulazione permette di non dover sfregare il dischetto sugli occhi, perché massaggiando la crema sulle palpebre il trucco (anche waterproof) si scioglierà tra le dita. L’effetto panda sarà esilarante (spesso io assomiglio a un mix tra il Joker di Heath Ledger buonanima e un procione adirato), ma con un dischetto imbevuto d’acqua (io uso l’Avène, lo ammetto) andrà tutto via in un baleno, senza bisogno di sfregare.
L’unico contro di Non ti Scordar di Me è di tipo etico, perché contiene cera d’api. Avendo letto che non esistono più solamente i bravi apicoltori amorevoli ma soprattutto gente senza scrupoli che maltratta perfino le povere apine, devo riflettere sul futuro di questo prodotto.