Vanity Nerd

si nerdeggia di cose estremamente futili


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[Blog] Trasparenza nelle collaborazioni e nelle sponsorizzazioni (yawn!)

È da giorni che scrivo e cancello un post noioso, cioè questo. Vorrei parlare di un argomento tanto palloso quanto spinoso: la trasparenza quando ci sono di mezzo collaborazioni con le aziende e/o sponsorizzazioni, ma soprattutto infilare qualche foto di Tom Hiddleston che fa sempre bene al cuore (almeno due al giorno da prescrizione medica).

Quest’esigenza nasce da due piccoli eventi che mi hanno costretto a riflettere molto.

Il primo è stato un dialogo con una mia amica: lei non ha Facebook (ebbene sì), non bazzica per i blog ma ogni tanto legge il mio e mi segue su Instagram. Mi chiedeva se i post che scrivo sono pagati, se i prodotti che mostro sono omaggi delle aziende o meno e cose del genere. Mi sono resa conto che una fetta consistente di “pubblico” può farsi le medesime domande e non trovare risposta. Chi non mi conosce non sa, effettivamente, se i prodotti di cui parlo di sfuggita siano stati acquistati da me o meno e da lettrice (mica sono solo blogger, eh!) mi rendo conto che è un’incertezza alquanto insopportabile.

Anche mio padre, guardando la scatola di questo ordine Ecco-Verde, mi ha chiesto: “questi li hai pagati o te li hanno mandati?” “Pagati, Papà, pagati! Gli shampoo sono tutti di Andrea però”

Anche mio padre, guardando la scatola di questo ordine Ecco-Verde, mi ha chiesto: “questi li hai pagati o te li hanno mandati?” “Pagati, Papà, pagati! Gli shampoo sono tutti di Andrea però”

Sono convinta che la maggior parte delle blogger sia sincera quando parla di un prodotto – anche se inviato a scopo valutativo – ma reputo ugualmente necessario specificare se si tratta di un omaggio o meno.

Prendo spunto dalla mia esperienza: quando un’azienda mi invia un prodotto evito di tenerlo in un armadio a prendere polvere, al contrario lo provo il più possibile e lo mostro online perché so che la cosa può essere utile a qualcuno.
Per esempio, se un’azienda che vende solo online mi manda un rossetto cerco di mostrare il prima possibile lo swatch su internet cosicché i potenziali clienti possano avere un’idea effettiva del colore (visto che non hanno la possibilità di guardarli dal vivo). È un esempio, ovviamente, e se ne potrebbero fare mille.

Questo per dire che è probabile che io mostri più frequentemente qualcosa che mi è stato inviato per far sì che l’invio del prodotto non sia inutile, non sia un mero “sono troppo figa e mi mandano i prodotti gratis cioè non puoi capire quanto ben di dio, cioè CIOA”. Se un’azienda si sbatte per contattarmi, prendere un corriere e mandarmi roba faccio in modo che questa cosa sia utile a chi cerca recensioni, swatch o altro su internet. Però nel farlo devo specificarlo. E parlo per me e me solamente, sia chiaro.

Prodotti ricevuti da Labo

(Con questo non dico che i prodotti acquistati da me non meritino altrettanto di stare su Instagram – per dire – anzi. Ma magari compro roba già vista e rivista in giro, chessò. Sono solo esempi, non seguo regole: posto sempre quello che penso possa interessare chi mi segue o quello che mi piace e basta. NO RULEZZZ. ANARCHY. Già).

È il mio punto di vista, ognuno la può vedere come crede, però ecco sono convinta che anche da parte mia sia necessario specificare quando un prodotto mostrato anche solo su Instagram è stato inviato dall’azienda di riferimento o meno. Lo ripeto: da lettrice vorrei totale trasparenza, per cui da ora in poi mi impegno a specificare l’origine delle cose di cui parlo non solo nei post sul blog, cosa che ho sempre fatto (tranne quando era roba comprata da me, ma da qualche tempo lo specifico in ogni caso), ma anche sui social network che infesto con la mia presenza. Paranoie mie, profili social miei, regole mie, non giudico nessuno – ci mancherebbe. In questo post parlo sempre e solo di me e del mio bloggghe.

(No, non userò mai l’orrendo hashtag #collaborazioni. Vi prego. Piuttosto metto un asterisco o scrivo per esteso “prodotto inviato dall’azienda” o “grazie Azienda del mio Quore con la Q!”. Tutto ma non #collaborazioni.)

Il secondo evento che mi ha portato alla riflessione è il fatto di aver aderito alla campagna Maybelline promossa da Blogger Italia. Si tratta di scrivere dei post sponsorizzati su alcuni prodotti inviati dall’azienda. Dal momento che Maybelline è uno dei pochi marchi da drugstore che apprezzo e compro volentieri (cito solo i mascara e gli ombretti in crema tra i prodotti che amo di più) ho accettato di buon grado: ho tempo libero a disposizione, proviamo a fare anche una cosa del genere, mi sono detta.

 

Baby Lips

Ironia della sorte, tra i prodotti inviati da Maybelline ci sono i Baby Lips. Avevo bocciato Pink Punch mesi fa. LOLLONE. Fortunatamente gli altri non sono così male. **EDIT** non intendo dire che gli INCI sono diversi, ma che non rilasciano il colore in modo poco uniforme come quello rosa che avevo provato e al momento non mi stanno dando problemi. Sempre petrolatum è però, si sappia.

 

Al momento non ho la certezza matematica di pubblicare i post: devo rispettare un brief, delle scadenze e blablabla, non si può mai sapere – magari mi investe un tram domani, chi può dirlo? (Poco importa se a Palermo non ci sono i tram).  Però volevo parlare con voi dell’eventualità che questo blog ospiti dei post sponsorizzati, perché chiaramente sarebbe una novità, i post potrebbero avere dei tagli diversi (non potrò per ragioni di tempo fare delle recensioni, quindi si tratterà di presentazione dei prodotti e prime impressioni) – insomma, cose di questo tipo.
Sono sempre post scritti da me eh, i guest post a pagamento su questi lidi entreranno solo se l’autore si chiama Tom Hiddleston e se in cambio mi promette un viaggio intorno al mondo al suo fianco. Specifichiamo.

«Questo guest post per Vanity Nerd sta venendo proprio bene. A chi non interessa la storia del trucco nel teatro di Shakespeare? Eheheheh.»

Da come ne parlo sembra che io stia preannunciando l’apocalisse, un’invasione di cavallette assassine e l’insediamento di un impero di zanzare tigre a capo del mondo, me ne rendo conto, ma volevo solo chiarire due cose ovvie: se pubblicherò dei post sponsorizzati (per Maybelline o per qualsiasi altra azienda) non scriverò cose che non penso (ma questo lo dicono tutti e praticamente non vale, HAHA) e soprattutto troverete specificato sempre alla fine del post che si tratta di un post sponsorizzato.

Se un’azienda mi chiedesse di non specificarlo allora adieu, nessuno ci obbliga a collaborare se non concordiamo almeno sulle basi. Per il resto evitare di scrivere “post sponsorizzato” per aggirare eventuali critiche mi sembra una cosa di raro squallore, soprattutto in un blog come il mio che ha un taglio decisamente easy e molto personale. (Easy per non dire minchione, eh).

L’argomento post a pagamento, comunque, rimane per me piuttosto spinoso. Da lettrice mi sento a disagio quando scopro di aver letto un post sponsorizzato, poi razionalizzo e dico sticazzi. Il disagio deriva dal fatto che spesso non so cosa significhi quel sponsorizzato: è stato controllato il contenuto? c’è qualcuno, là dietro, che punzecchia con un forcone l’autore del post? Sono tutte baggianate?

Foto completamente inutile di un Haul su Maquillalia

Credo siano tutti interrogativi leciti. Purtroppo non possiamo sapere, caso per caso, quali siano gli accordi tra blogger e committente: probabilmente c’è chi dà carta bianca, chi dà delle linee guida, chi controlla tutto eccetera.
Nel mio caso mi impegnerò a personalizzare il più possibile i miei post pur dovendo seguire un brief. Niente di scandaloso: l’azienda desidera che nel post siano incluse certe informazioni, non che vi venda un aspirapolvere o che vi rubi l’anima con una combinazione segreta di parole.

Visto che sto parlando fin troppo di un argomento piuttosto noioso, visto che c’è la possibilità che quel tram-fantasma mi investa e dato che è da giorni che trascuro Tumblr non rebloggando più foto di gattini e meme sugli Avengers direi che posso chiudere qui questo pippone.

Lo so che con ogni probabilità vi state pentendo di aver perso svariati minuti della vostra vita a leggere un post fondamentalmente inutile, spero di potermi fare perdonare in futuro.

A voi chiedo solo un paio di cose: è importante la trasparenza quando leggete un blog? Vi interessa sapere se vengo pagata per scrivere o sticavoli? Sono sola nella mia pazzia o qualcuno la pensa come me?

Bacini rosa a voi.

Disclaimer AHAH: post scritto mea sponte, totalmente gratuito, gigalollone.


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[Blog] Sullo SPAM e i suoi derivati

Se siete giunti qui cercando informazioni sull’omonima carne in scatola, vi rimando alla pagina di Wikipedia.

Se siete spammer professionisti, il contenuto di questo post potrebbe urtare la vostra (in)sensibilità. Per favore non riversate il vostro disappunto nei commenti ma uscite a fare una passeggiata che la primavera è al suo massimo!

Sono una persona strana, me ne rendo conto. Sono quel tipo di persona che vorrebbe evitare in modo maniacale di arrecare fastidio al prossimo, quella persona che quando deve asciugarsi i capelli di sera spera che nessuno al mondo senta il phon (o che i vicini siano in vacanza), che parcheggia ponendosi interrogativi sugli automobilisti delle macchine accanto (“riesce a entrare in macchina? con quanto sforzo? dovrà chiamare i pompieri? uscirà comodamente? e se ha i pacchi della spesa?”) e addirittura riesce a farsi delle pippe mentali su cosa penserà il parrucchiere quando vedrà i capelli tagliuzzati malamente a casa e robe di questo tipo.

Anziché rovesciare tavoli urlando sticazzi, io sto sempre lì a pensare che non devo disturbare gli altri.

Per questo mio piccolo disturbo mentale (non dico di essere sana di mente) non ho mai concepito lo spam, il sub4sub, la richiesta di like alla pagina, l’iscrizione ai gruppi per pubblicizzare il blog e tutti i mezzi di promozione esistenti in natura che io probabilmente ignoro.

Ovviamente non metto sullo stesso piano le pratiche sopra citate: invitare un amico a mettere like alla propria pagina o pubblicare il proprio post su “pubblicità senza limiti!!111!!11!”  non è la stessa cosa di un commento copiaincollato che dice “bel post! passa da me!1! http://www.ilbeautydipiccolamariolinellaalsolerosa.blogspot.it” spero non esista questo URL o muoio. Sono tutte pratiche di promozione che io non pratico per mia scelta, ma mentre le prime non sto qui a giudicarle, le seconde (spam e sub4sub) mi fanno platealmente cacare e per questo ho bisogno di sfogarmi.

Il sub4sub, se non lo sapete già, è quella amabile pratica vecchia come il mondo per cui in cambio della propria iscrizione all’altrui blog/ like alla pagina /following su instagram/ dio solo sa cos’altro si richiede la stessa cosa in cambio. Lo si può fare in modo fantasioso (“Ciao bella pagina! mi sono iscritta! ricambi?“) – un po’ come un corteggiatore che, pur volendo solo andare al sodo, si impegna con frasi a effetto stile tuo padre è un ladro? perché ha rubato due stelle e blablabla me la dai? - oppure, dicevo, lo si può fare in modo rozzo e rude (“s4s?”) che dovrebbe corrispondere più o meno a quello che ti palpeggia sull’autobus o qualcosa del genere.
(Ai tempi di Splinder, dieci anni fa, era “Ciao! Ti linko! Mi linki?” – ancora oggi io e i miei amici bloggerzzz di quell’epoca lontana ce lo scriviamo per scherzo) (Pinno, parlo con te).

Lo spam, invece, è solitamente un commento (come quello citato sopra con l’url improbabile) in cui si infila il proprio indirizzo o quel che è a mero scopo pubblicitario. Questo è il metodo classico, invecchiato vent’anni: 

“bel post! 
Elena
http://www.vanitynerd.com”;

Avrei potuto benissimo mettere il link del mio blog nel campo apposito o – addirittura! – leggere il post per scrivere qualcosa di sensato. No, lo spammer non ha tempo da perdere. Deve diffondere il virus – ehrm – il verbo urbi et orbi! (In ogni dove, va’).

Da un po’, però, gli/le abili spammer stanno attuando la pratica del Post dello Spammer che SA di essere Spammer e Prova a Suscitare Pietà. Il contesto classico è Instagram o Youtube, rispettivamente sotto le foto di Alessia Marcuzzi (per dirne una) o sotto ai video di Clio (per dirne un’altra). Come al solito le modalità sono due:

1 – Pseudo-gentile 
Ciao Alessia/Clio/Cara Delevigne/ Principessa Diana rediviva, scusa se approfitto del tuo spazio, spero non ti dia fastidio. Ho aperto un canale/pagina/account in cui parlo di moda/trucco/lifestyle, spero passiate in tante da me! Scusate ma in questo periodo è difficile farsi conoscere senza fare così. Ciao! *emoticon a cazzo a forma di scarpe, trucchi, principessadiana, etc*

2 – Rude

Ciao ragazze se cercate outfit/makeup a prezzi contenuti venite da meeeee! (opzionale: scuse sul fatto che è difficile farsi conoscere in questo duro mondo. obbligatorie: emoticon a cazzo con frecce che indicano il nickname e altre boiate.)

 

Allora. 

Sono lì lì per imbracciare un bazooka. 

Mi domando: non vi fate pena da soli a implorare sotto a una foto della Marcuzzi che la gente passi da voi? Quella sta lì, con la duckface e la posa plastica mentre mostra l’ultima borsa ricevuta da qualche giga maison e voi “vi supplico passate da meeeee!!” – a vedere cosa, poi? La maggior parte della gente che spamma ha blog imbarazzanti e profili instagram che mi provocano spontanei malori.

Perché è vero che è difficile farsi conoscere, essere famosi, avere il like di qualche vipsss del web, ma conosco un bel po’ di blogger che non hanno mai chiesto una mazzafionda a nessuno, non hanno mai spammato in giro e che comunque hanno ottenuto qualcosa. Cosa accomuna queste blogger? I contenuti. Il fatto che siano scritti BENE, per Giove, che abbiano idee originali e tutto il resto. Perché alla fine non è vero che non esiste altro modo al di fuori dello spam
Esiste l’impegno, esistono le idee e i commenti sensati lasciati in giro che diano una traccia di noi nell’universo.

Ma poi dico, non potreste passare il vostro tempo a concentrarvi su quello che volete comunicare? Io lo so che voi vorreste prodotti gratis, popolarità da due soldi e cose così, ma se avete l’intelletto di un ferro da stiro e non riuscite a comprendere il fastidio che arrecate coi commenti fuori luogo allora forse è meglio se vi dedichiate a qualcos’altro.

Non sto dicendo ovviamente che dobbiamo rimanere chiusi in un guscio coi nostri biuti/fescion/food -blog. Solo che dovremmo essere in grado di discernere la pubblicità positiva e pertinente da quella totalmente sconclusionata e invasiva.
Per esempio quando scrivo un post su Nabla non glielo vado a piazzare in bacheca? eccerto! (Dopo essermi fatta circa dodici film mentali con diversi finali, scene tagliate e commenti del regista, ovviamente.) Perché so che può essere utile a chi passa da lì, oltre al fatto che se Daniele Lorusso desse un’occhiata alle cagate che dico mi farebbe piacere, visto che amo i suoi ombretti e vorrei donare loro la mia eredità (ma questo è un altro argomento). (Inoltre credo abbia di meglio da fare nella vita e comunque è un altro argomento). (Sì). (Ok).

Oppure chessò, se Drama&Makeup  sulla sua pagina chiede chi abbia provato lo struccante Paglia&Fieno di Cicciopalla Cosmetics non le dico gentilmente che l’ho appena recensito e che le linko il post per comodità? OVVIO! Non sto certo lì a dirle “ciaooo ho appena pubblicato un givauei, passa da meeeee!11!!2111291″ 

Non sono io che detto le regole della pubblicità dei blog, ci mancherebbe; inoltre ognuno  è libero di fare ciò che desidera e se prova del godimento nel lasciare commenti di spam in giro pazienza, per quel che mi riguarda li segnalerò come tali e tornerò alla mia carriera di impagliatrice di balene. Dal mio pulpito non intendo certo dire che non bisogna promuoversi o farsi conoscere, lo ribadisco: però mi piacerebbe che fosse fatto in modo rispettoso, tutto qui. FINE.

So che secondo il principio iniziale del non voler dare fastidio a nessuno non avrei nemmeno dovuto scrivere questo post, ma oggi è andata così. Ho un’influenza molesta e non sono riuscita a far tacere il mio cervello.
Se vi ho urtato chiedo scusa, ma ricordatevi di passare da meeeee e iscriverviiiiii ciaooooooooo!

p.s.: sull’argomento sono stati scritti altri post da gente con più sale in zucca di me; sto troppo bale per andare a ravanare in giro ma in caso fatemelo presente e li linkerò volentieri. Forse. AHA.

p.p.s.: nemmeno Twitter è esente dallo spam, eh. Ma il discorso è lungo. Bacini rosa.


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[Smalti&Nerdate] Faby – Cleo’s Talisman & Cymbidium + Sailor Jupiter & Loki

Premessa: Post di chiacchiere. Non sono un’esperta di smalti, nail art, fumetti Marvel, manga, anime, vetri di Murano o frutta secca. Non sono esperta di niente, anche se a dodici anni avevo una conoscenza abbastanza vasta e approfondita delle boyband attive all’epoca. Oggi però avevo voglia di parlare di smalti, Loki, Sailor Jupiter e altre cavolate. Spero non vi dispiaccia!

Con gli smalti vado davvero a periodi: ci sono momenti in cui non posso farne a meno, altri in cui il pensiero di metterne uno o addirittura comprarne mi attira come una conferenza sul ruolo della filosofia nella ricettazione dei panini di Burger King.

In queste settimane non riesco a staccarmi da due boccette: Cleo’s Talisman e Cymbidium, entrambi di Faby. Mi piace metterli insieme, usando il gialloverde come accent nail solo sull’anulare o in modo totalmente random per far innervosire i miei amici affetti da OCD («perché hai il pollice e il mignolo diversi? PERCHÉÉÉÉÉÉÉ DIMMELOOOO!» – True Story).

OCD parte due

Informazioni utili, bombe, colori, prezzi, TUTTO

Prima di cominciare i miei deliri (ce ne saranno svariati), vi do alcune informazioni tecniche sugli smalti. So che molte ancora non conoscono Faby, ebbene, lancio subito la bomba (che bomba)  dicendo che al momento adoro i loro smalti più di quelli OPI, da anni i miei feivurit. Si stendono benissimo, si possono stratificare senza fare casino e hanno una consistenza leggera che fa sì che si asciughino in fretta. AMO. La durata è buona, io uso sempre un top coat (in questi giorni il magico e tossico Seche Vite – puzza da morire e credo sia da usare con cautela, ma dà un effetto lucido e protegge bene lo smalto) quindi non saprei dirvi con precisione la loro durata in purezza, ma vabe’. Stiamo sempre parlando di prodotti anni luce dagli smalti Chanel, per gli amici “Smalti Mi Sbecco Dopo Un’ora” .

Faby - Cleo's Talisman e Cymbidium

Da sinistra: Cleo’s Talisman e Cymbidium

Cleo’s Talisman fa parte della collezione Eclectic e lo trovate qui per 13 euro (io l’ho comprato al Cosmoprof per 10 euro, gne gne). Dalla boccetta è un verde duochrome, mentre steso mi sembra più un verde con microglitter, o brillantinato – insomma lo sapete che non so descrivere i colori e le consistenze. Con due passate si ha un buon risultato, ma io adoro il colore che assume facendone tre. Non fa spessore perché è super leggero, non malgiudicatemi.

Cleo's Talisman AKA Con che Coraggio

Tre passate

Cymbidium appartiene alla linea Nature, quella composta da ingredienti all’87% naturali, e l’ho ricevuto come press sample al Cosmoprof. Viene descritto come un verde (un verde orchidea, di cui porta il nome!), mentre il mio occhio lo recepisce come un giallo senape. Mettiamoci d’accordo e non si farà male nessuno.

Astenersi OCD

Per Cymbidium ho fatto due passate.

Deliri nerdeggianti – astenersi persone serie

Per me è come se questi due smalti fossero fatti l’uno per l’altro: il verde pieno di riflessi di Cleo’s Talisman va a nozze col colore pieno di Cymbidium – senza riflessi o perlescenze. Per questo mi piace accostarli. Ovviamente tutto ciò segue il mio discutibile gusto personale: magari a voi la combo fa lo stesso effetto che su di me ha lo spot di Coconuda.

In generale adoro il verde, come colore da smalto, da tempo immemore: ogni volta mi viene in mente Sailor Jupiter – la mia preferita di sempre -  che è anche all’origine del mio imbarazzante nickname (inutile parentesi: Gliuppina è una storpiatura di Juppy, quindi non va letto come glicine ma come juppina, ecco. Deriva dal fatto che a Palermo non sappiamo pronunciare “gli” - egli, aglio -, per cui leggiamo “gli” come “j”. Fine dell’inutile parentesi).

Potere di Giove, vieni a me!

La combo di Cleo’s Talisman e Cymbidium in più mi ricorda anche un altro personaggio: Loki. Il dio dell’inganno e probabilmente anche di Tumblr, fratello adottivo di Thor, bandiera della Father Issue e della Brother Issue, caso clinico ideale per uno psichiatra e per questo molto simile alla sottoscritta (chi ha bisogno dell’analisi quando ci sono i film? In questo caso, per chi non sapesse di cosa sto parlando, si tratta di Thor di Kenneth Branagh e seguenti).

FATHER ISSUEEEE.

Ad ogni modo la sua armatura – il suo abbigliamento, insomma –  è verde e oro (vedi qui), un oro non brillante che nella famosa versione Lego è praticamente giallo.

I’m fabulous.

I riflessi di Cleo’s Talisman mi fanno pensare anche al paesaggio di Asgard, al Bifrost, a un mondo lontano in cui Rene Russo non è un’attrice in declino ma una regina che sa maneggiare una spada (o è un pugnale?) e Idris Elba abbandona il suo completo da Luther e si veste d’oro da capo a piedi. Un mondo in cui Zachary Levi si tinge di biondo e Tom Hiddleston di nero, ecco.
Un mondo esotico, come la riviera romagnola per un milanese.

Dai titoli di coda.

 

Ora il momento giga-LOLLONE (si ride, mamma). Ho ingannato la noia domenicale rifacendo la mia nail disasastr (altro che nail art) ispirata a Loki, agli attori che si tingono, alle galassie e a Natalie Portman scienziata (AHA). Altro non è che una riga verde schiaffata sopra la base di Cymbidium. Ho usato lo smalto 347 di Kiko – il mio preferito in assoluto di questa marca – ho aspettato che asciugasse e poi ho passato Cleo’s Talisman (che da solo non riuscirebbe a coprire bene la base gialloverde).

 

Nail LOLLONE

Il risultato è tutt’altro che professionale o preciso, ma detesto le lunette adesive (richiedono pazienza che non ho) e alla fine mi va bene anche l’imprecisione caotica che fa chiedere ai miei amici se mi sono chiusa il dito in una porta (True Story #2).

chiusa il dito

In quella foto avevo fatto un altro scempio, lasciamo perdere.

 

Bene, credo di avere esagerato questa volta. Avevo voglia di condividere col mondo un po’ di cavolate, distrarmi da un periodo che definirei “boh” con estrema precisione e rendere onore alla parte nerd (seh!) di questo blog.
E ora le domande imperdibili:
Ordunque, vi piacciono questi colori? (al di là del mio accostamento discutibile).
Preferite Thor o Loki?
Mi consigliate un ricovero coatto o psicofarmaci omeopatici? Fatemi sapere nei commenti!

 

Bacini asgardiani a voi.


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L’ennesimo post sul Cosmoprof 2014 (acquisti, novità e stalking di VIPSSS)

Ebbene sì, sono viva. Dopo due giorni di Cosmoprof ho le spalle a pezzi ma sono anche piuttosto contenta. A Bologna ho una coppia di amici che mi ospitano (leggi sopportano) e senza il loro appoggio credo che sarei tornata a Milano col piglio di un cadavere fresco di giornata (cit.).

Vorrei parlarvi di quello che ho visto/notato/comprato/stalkerato al Cosmoprof, sperando di non tediarvi troppo. In caso di attacco di noia incontrollabile è consigliato il rapido abbandono della pagina tramite la “x” collocata sul browser.

Smalti. Smalti Everywhere.

Il primo stand visitato è stato quello di Faby. Ho provato solamente un loro smalto – quello bianco che mi ha regalato Kenderasia – e la qualità mi ha stupito così tanto che non vedevo l’ora di guardare le loro novità. Ecco, credo che se avessi potuto avrei riempito sacchi e vestiti di boccette e sarei scappata di soppiatto come in Robin Hood di Walt Disney quando rubano l’oro al sonnecchiante Principe Giovanni.

Cosmoprof 2014

Purtroppo lì nessuno sonnecchiava e poi c’è quella parte di me contraria al furto, you know. Per mantenere intonsa la mia fedina penale quindi ho deciso di comprarne due, uno per me e uno da regalare alla mia amica Euge che si è laureata (yeee): a lei ho preso I’m not Crazy! che mi fa pensare a una famosa battuta di Sheldon Cooper (I’m not crazy. My mother had me tested) per me Cleo’s Talisman, un colore che i più definirebbero tamarro ma che a me piace da impazzire. Chissà come sarà sulle mie zampe.

smalti Faby

Da sinistra: I’m not Crazy! e Cleo’s Talisman

La novità presentata al grande pubblico comunGue erano (e sono) gli smalti composti da ingredienti all’87% naturali, non derivati dal petrolio e senza tutti i tipici veleni da smalto (Toluene, Formaldeide e compagnia bella); la linea si chiama Faby Nature. La gentilissima PR me ne ha regalati tre: Etruscan Clay, Afromosia e Cymbidium (azz che nomi complicati), rispettivamente un grigio, un  marronazzo e un verde/giallo super particolare che non vedo l’ora di provare.

Cosmoprof 2014

Faby Nature

Da sinistra: Etruscan Clay, Afromosia e Cymbidium

Passando alla concorrenza, allo stand CND mi è stata offerta una manicure con i nuovi colori della collezione Paradise, l’ennesima ispirata al Brasile (bastaaaa): ho ancora intonso sulle mani lo smalto, il bellissimo Cerulean Sea. L’accent nail è stata fatta con Sultry Sunset come base  (gne, devo ammettere che non mi fa impazzire il finish metallizzato), mentre i pallini (termine tecnico) – che voi ovviamente non vedete –  sono stati fatti con  Bicycle Yellow e di nuovo Cerulean Sea. Pensavo fossero smalti professionali, invece sono venduti al pubblico (sono i CND Vinylux Weekly Polish, dal nome deduco che promettono una durata di una settimana. Vanno rimossi con levasmalto a base di acetone però!). Non fate caso alle mie mani disidratate, plis. ORENDE.

Cosmoprof 2014

Da OPI mi sono innamorata della nuova collezione in collaborazione con Coca-Cola. Sono la più grande fan della bevanda del demonio, cerco di berne poca perché mi provoca una seria dipendenza, ma il mio amore per lei è indiscutibile: spesso mi cura da molti malanni meglio di un farmaco qualunque. I colori della collezione sono ispirati al packaging della lattina, alle bolle, blablabla: è davvero carina anche se non rivoluzionaria. Esce a luglio e io – mangiata dal marketing – la vorrei TUTTA.

Cosmoprof 2014

Da Clarissa Nails ho poi comprato il famoso top coat Seche Vite, che a quanto pare è il migliore EVAH. Non so, vi farò sapere. Menzione d’onore alla PR che ci ha guardate con sincero disgusto (ci siamo presentate ma non volevamo fare una rapina, giuro).

VIPSSS e altre cose.

Saltando di palo in frasca ricordo poi con grande amore lo stand di The Konjac Sponge Company. Non avevo mai palpeggiato una spugna Konjac prima e pensavo fossero ruvide e fastidiose. Invece da bagnate sono morbidissime e delicate! Sono totalmente vegetali e si usano per pulire il viso. Ce ne sono di svariati tipi e penso che un giorno ne comprerò una (quella per pelli delicate naturalmente). Ahimè non vendevano e come sempre non me la sono sentita di imbracciare un fucile a canne mozze per farmi avere una dozzina di spugne.

Konjac Sponges!

I veri ricordi memorabili del venerdì però sono stati gli incontri con delle VIPSSSS del make-up: le Pixiwoo allo stand Real Techniques/EcoTools e Anastasia Soare di Anastasia Beverly Hills (all’omonimo stand). Quest’ultima ha anche ritoccato le sopracciglia di Beatrice e vederla all’opera è stato fantastico. Ho provato sulle mani le sue famose matite e  sono giunta alla conclusione che vorrei tutta la linea di prodotti, le mie sopracciglia ne hanno un forte bisogno.

Cosmoprof 2014

Allo stand di BBCreamItalia avrei volentieri lasciato tutti i miei averi, ma la parte giudiziosa di me mi ha consigliato di fare acquisti mirati e di non sperperare il denaro della mia famiglia in cazzate. Per me ho preso due pennelli Real Techniques (Expert Face Brush, 13 euro, e Blush Brush, non ricordo il prezzo ma 11 o 12 euro) e una spazzola da viaggio Dessata, simil Tangle Teezer (10 euro, avevo dimenticato la spazzola a Milano, non so se rendo l’idea). Per la mia amica Sara, che mi ha amorevolmente ospitato, ho preso lo Starter Set e il Blush Brush di Real Techniques nonché una palettina MUA.

BB Cream Italia: acquisti
Su consiglio di Federica ho preso quello che potrebbe essere la cosa più bella del mondo: un Phon Parlux. FUCSIA. Sorvoliamo sul prezzo, è un asciugacapelli leggerissimo ma SUPERPOTENTE. Appena lo provo meglio vi dico di più.

Parlux

Rimanendo in tema capelli, sabato allo stand Nashi Argan ho avuto la possibilità di fare una piega provando i prodotti del marchio. Sono arrivata allo stand con dei capelli che definire imbarazzanti è poco: la pioggia del giorno prima e la costante umidità mi avevano donato un ciuffo alla Gastone Paperone, ma senza il suo charme. Dopo un doppio shampoo mi hanno applicato la Deep Infusion, una maschera nutriente che sembra aver dato una botta di idratazione ai capelli (avevo fatto la tinta da pochi giorni).

Alla fine della piega Mirko (l’hairstylist di cui ogni avventore al Cosmoprof si è innamorato/a) mi ha applicato un olio e ha ricoperto di complimenti i miei capelli, mio grande punto debole. (Tra un “sei dimagrita” e “che bei capelli” preferisco sempre la seconda, ve lo dico). Non riuscivo più a riconoscermi allo specchio ma ero stra-felice.


Vera, adorabile PR del brand, mi ha omaggiato di qualche prodotto: vi farò sapere come mi trovo (se la cosa vi interessa, of course. Nessuno mi obbliga).
Una piccola nota: i capelli sono rimasti puliti e in piega per CINQUE giorni. Lo so che forse ora starete vomitando in un angolo, ma io ho i capelli secchi e li lavo una/due volte alla settimana (poi dipende, of course). Quando vado dal parrucchiere e mi ricoprono di siliconi non durano puliti più di due giorni: quindi la riuscita di questa piega è a dir poco pazzesca (l’olio, sì, conteneva siliconi).

Ultimo acquisto da citare sono due paia di stickers per le unghie assolutamente demenziali (uno con le paperelle, l’altro a tema luna park) del marchio taiwanese All-Belle, specializzato in ciglia finte. Partner in crime di questo acquisto pazzo è stata Giulia (alias Darkness), che ha sopportato un’intera giornata di paranoie, lamentele e ansie sparse – tutte offerte gentilmente dalla mia persona (la stessa cosa è toccata a Bea il giorno precedente).

Nail Stickers
A proposito di incontri, la lista delle blogger che ho avuto il piacere di conoscere dal vivo o rivedere è lunga. Se andate su Facebook o Youtube mi vedrete probabilmente infiltrata tra foto di raduni e video sparsi.

Un ricordo speciale lo dedico al panino al salame mangiato venerdì in fiera: la prossima volta piuttosto che mangiare una cosa del genere addento la moquette rossa del corridoio principale.

Voi siete stati/e al Cosmoprof? Cosa vi è piaciuto di più? In caso contrario avete infilzato di lunghi spilloni varie bamboline vudù? Ditemi!

Bacini rosa a voi.

P.S.: Per vedere altre foto di cavolate sparse cliccate qui.


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Vanity Nerd: The Meme Giveaway (givauèi)

Ed eccoci qui, nel momento che questo blog attendeva trepidante da tempo: il primo GIVAUÈI di VanityNerd.com.

squirrelgive

Per i genitori all’ascolto risponderò subito alle domande: cos’è un Giveaway? A che serve?  Sei davvero così intelligente come sembri?
1) Il Giveaway (da qui in poi givauèi) è un premio che il possessore di un blog/canale youtube/dio solo sa cos’altro fa ai suoi iscritti/adepti/dio solo sa cos’altro.

2) Serve normalmente a incrementare il numero di iscritti comprando con un premio nuove persone. MUEHAHAH. Ciò ne deriva che tutti i miei iscritti, finora, hanno agito spontaneamente e io voglio loro un po’ di bene. Infatti un givauèi lo si può fare anche per ringraziare chi è iscritto da tempo, cosa cui tengo particolarmente.

3) No, sono anche più cessa se la cosa può interessare.

Ma veniamo a noi.

REGOLE PER PARTECIPARE

(lo scrivo in capslock nel caso in cui qualche mente celeste non individui questa sezione)

1) Essere iscritti a questo blog tramite Bloglovin’ (qui qui qui qui). Se prima del givauei eravate iscritti via WordPress/via mail/via Bloglovin’ avrete un vantaggio (vd più sotto). In ogni caso per partecipare è necessario essere iscritti tramite Bloglovin’ nel momento in cui commentate (scusate se ripeto le cose mille volte).

2) Lasciare un (1) commento in cui mi postate il link di un meme che vi faccia scompisciare. Uno qualunque. Un meme è una cosa tipo lo scoiattolo più su o questo. (Vanno bene tutti: fatti da voi, quelli tratti da film, telefilm, quelli fatti solo con disegni ecc. Ovviamente non valgono quelli che vi ho messo come esempio).

- Se non sapete cosa sia un meme o dove trovarne uno lasciate perdere.
- Se volete copiare alla cieca quelli postati da altre persone siete persone cattive e non meritevoli della mia benevolenza.
- Se uno dei meme vincenti è stato postato da più persone vincerà quello postato prima.

3) Nel commento dovete scrivere anche il vostro nickname/nome che usate su Bloglovin (all’interno del commento NON dovete scrivere e-mail, indirizzi di blog, pagine facebook e minchiate di questo tipo. Mi serve solo il nickname che usate su Bloglovin. Nel campo e-mail invece potete lasciarmi un indirizzo cui contattarvi. Ma solo nel campo apposito!).

Esempio di commento standard:
*http://www.memolandia.it/memescompisciatore.jpg* nick di bloglovin: enzomiccioforevah93

Io stessa controllerò se Enzomiccioforevah93 sia iscritto da prima della pubblicazione del givauei o meno.

Se invece prima del givauei eravate iscritti via mail/via wordpress e volete approfittare del vantaggio fatemelo sapere: lasciatemi la mail nell’apposito campo oppure il nick di wordpress nel commento così che possa verificare.

Esempio di commento di persona iscritta tramite WordPress PRIMA del givauei:
*http://www.sonountascione.com/memepanelle.jpg* ti seguo da tempo immemore! nick di wordpress: arancinacoipiedi89, nick di bloglovin: arancinacoipiedialburro89

Esempio di commento di persona iscritta via mail PRIMA del givauei:
*http://www.tomhiddlestonnerdz.com/tomkissescookiemonster.jpg* nick di bloglovin: calzettassassina86. Sono una veterana, la mail la trovi nel campo apposito, bacini rosa.

4) Dovete essere maggiorenni e avere un indirizzo italiano cui possa spedire il malloppo.

Chi non rispetterà queste quattro semplici regole (iscrizione tramite bloglovin’, meme scompiscione, nick di bloglovin nel commento e maggiore età+indirizzo italiano)  non potrà partecipare e il suo commento sarà sostituito dalla foto di un asino.
Avete tempo fino alle 23:59 del 5 marzo 2013. Estrarrò appena potrò, entro una settimana dalla fine del givauei comunque, sperando ardentemente di finire in questo gruppo feisbuc.

Tra tutti i commenti postati sceglierò i miei preferiti, se non dovessi arrivare a una scelta finale dei vincitori (che saranno TRE) causa indecisione cronica chiamerò in aiuto Random.org.

I PREMI

Voglio premiare in modo speciale chi mi segue da tempo, per cui chi – prima del giveaway – era già iscritto al blog (e in questo caso valgono in egual modo l’iscrizione tramite mail/wordpress che quella con bloglovin’: farà fede l’orario delle mail che mi arrivano per ogni iscritto) potrà vincere:

  • Premio Esoso: Nars: Satin Lip Pencil in Luxembourg (ne parlo qui) + Catrice Defining Blush in Love & Peach. Entrambi nuovi, mai aperti. Il blush ovviamente non possiede un sigillo perché viene venduto così, ma prima di comprarlo ho ravanato per prendere quello più in fondo e ho verificato che non fosse stato swatchato da qualcuno.

    premio esoso

Chiariamo chi può vincere il Premio Esoso con un esempio: Mia Zia Pina si iscrive al blog via WordPress nel maggio 2011. È una veterana. Legge le regole del givauei e si iscrive a Bloglovin dopo aver letto il post. Lei concorre al premio Esoso perché in effetti era *già* iscritta al blog, solo tramite un’altra piattaforma. Nel commento mi lascerà il link al meme che la fa scompisciare, il nick di bloglovin (ZiaPinaRocks) e quello di WordPress (ZiaPinaLovesYou). Lo stesso vale per tutt* voi, se eravate già iscritt* via mail o via wordpress.  Repetita iuvant, dicevano un po’ di tempo fa.

Tutti (vecchi e nuovi followerZZZ) possono vincere:

  • Premio Nerd: Maglietta Pull&Bear di Star Wars, taglia M (non possiede l’etichetta perché l’ho presa ai saldi ed era così, ma non è la mia, giuro! La mia maglietta non l’avrete MAI) +  Catrice Defining Blush in Think Pink (vd sopra, nuovo ma senza sigillo) + Accessorize Lima per Unghie con Baffoni (anch’essa nuova, ci mancherebbe) + Sample (7 ml) di Trattamento Idratante Levigante alla Rosa Mosqueta di Weleda (questo ovviamente non l’ho comprato, l’ho ricevuto in farmacia, ma avendo già usato questa crema – review qui - mi sembrava carino farvela provare, ovviamente non mi bullo in giro dicendo che metto in palio chissà che).
    La maglietta è abbastanza larga, io l’ho messa anche con un top sotto. Se doveste vincere questo premio ma pensate che la misura non sia adatta a voi ne possiamo parlare, nessuno vi invierà a casa roba che non volete!

    Premio Nerd
  • Premio Skincare: Yes To Blueberries Crema Contorno Occhi, full size (qui la scheda su Ecco-Verde): l’ho comprata un po’ di tempo fa a prezzo pieno  - specifico! – ma non l’ho mai aperta perché ai tempi provai un campioncino di un contorno occhi Weleda di cui mi sono innamorata e che alla fine ho comprato e ricomprato, è un peccato tenerla nell’armadio e ho pensato di farvene dono. Se vi fa cacare potete sempre riciclarla, o scrivere una review infuocata e toccare alte vette di biutiblogging. A questa crema allego due campioncini da 10 ml ciascuno di Shampoo Trattante al Miglio di Weleda, dal momento che possiedo una full size che sto usando mi piacerebbe farvelo provare. È per capelli normali, senza troppe pretese. Non ho fatto le foto ma credo che potremo vivere anche senza. (Scusate, a parte lo scherzo)
    Premio Skincare

E questo è tutto amisci, sono sfinita dalla articolata elaborazione di questo minchionissimo givauei/semi-contest.  Spero che partecipiate in tante, che le regole siano chiare e non cervellotiche (vi posto un recap qui sotto). Su Facebook pubblicherò foto più dettagliate dei premi, scusatemi ma oggi proprio ‘gna facevo.

p.s. se i premi vi fanno complessivamente cacare non ditemelo, sono sensibbbbile. Cieo.

rulezzz


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[Epic Fail] Technique da Mac (tragiche storie di make-up)

Premessa: su questa storia hanno già detto tutto Drama&Makeup e Takiko (cliccate sui loro nomi per leggere i post). Era dunque necessaria anche la mia campana? ovviamente no! Potevo però tacere? ovviamente no! Amo lamentarmi? Sì, quindi purtroppo vi beccate anche il mio post. Bacini.

P.s. alla premessa: ho evitato di scrivere alcune cose che mi hanno fatto girare le balle perché già le hanno scritte perfettamente le due donzelle che vi ho linkato prima. Quindi se vi sembra che io mi lamenti per poca roba, forse è il caso di leggere anche i loro post. Basta, ho finito, la smetto!

-

Quando losche persone mi hanno proposto di partecipare a una Technique da Mac non ho esitato a dire SI come se stessi accettando la proposta di matrimonio di un ricco ereditiere amante dei gatti.

 Fonte

Fonte
Ma sì, va bene anche Joseph con un gattino nel cappotto. Scusa Andrea.

Una Technique non è altro che una sorta di lezione durante la quale un/a mua (make-up artist, truccatore/trice) trucca una modella mostrando le tecniche utilizzate alle partecipanti, che intanto si truccano seguendolo/a passo passo.

La nostra lezione era focalizzata sugli occhi (e in teoria sull’applicazione dell’eyeliner) e io non vedevo l’ora di apprendere qualche oscuro segreto per rendere i miei trucchi da banali e scontati a tecnicamente perfetti. Ma ecco il mio commento a questa esperienza:

rovescio tavoli

Se volete anche la parte verbale, tenterò di essere breve.

Iniziamo dal fondotinta: a tutte le partecipanti è stato dato lo stesso medesimo prodotto (in diverse tonalità), il Matchmaster. Pesantissimo per la mia pelle, mi sembrava di avere un mascherone. Un mascherone esotico, tra l’altro, visto che sul mio viso si sono appiccicati TUTTI i peli del pennello duofibre di cui ora non mi ricordo il numero ma vade retro.
(È il 187 comunque).

Re Julien. La cosa più esotica che mi sia venuta in mente.
Fonte

Avrei avuto una gran curiosità di provare il Face&Body, fondotinta amato da Chia (e non solo) che magari – se mi fosse poi piaciuto – avrei potuto prendere. E invece no. Il clima non era certo quello rilassato in cui una rompiballe dal suo scranno poteva mettersi a fare richieste, anzi, sembrava che non ci fosse tempo per nulla. Quindi, aaamen.

Come correttore ci è stato dato solamente il Select Cover Up nella tonalità NW20. Esattamente quello che ho a casa e che uso poco perché è un colore in base fredda e troppo chiaro  per le mie occhiaie. Ottimo. Un’altra chance di provare prodotti nuovi sprecata.

A parte i prodotti per la base, gli altri erano posti sul tavolo in modo sparso e casuale. Che idea geniale! Infatti per quanto riguarda il trucco occhi, su di me si sono abbattute svariate sfighe: l’aver beccato una matita verde scuro al posto di una nera (l’Eye Khol nel colore Tarnish), che al tocco del pennello mi ha fatto un bell’alone informe, e aver provato a truccarmi con una palette - una  Veluxe Pearlfusion Shadow nel colore Greenluxe (vd foto) - che definire oscena è poco. Colori glitterosi che svanivano via alla prima sfumata, una tragedia che non credevo possibile. Mi sembrava di essere tornata indietro nel tempo, quando non usavo il primer e mi affidavo a ombretti scadenti. A proposito di primer: come base mi sono beccata il Paint Pot Painterly, una base cremosa totalmente opaca e rosata, una cacca su di me. O forse una cacca in generale.

Nel tentativo di mettere a posto un trucco orripilante costituito da una macchia verde-grigiastra non riuscivo nemmeno a seguire bene i passaggi della truccatrice. Alla fine mi sono fatta passare un quad con quattro ombretti opachi e pigmentati sulle tonalità del grigio e ho posto un po’ rimedio. Però nel complesso era un trucco demmerda che non faccio nemmeno alle sette di mattina senza aver preso il caffè.

Ah, dell’eye-liner nessuna traccia. La truccatrice lo ha chiesto alle altre mua che hanno scosso la testa col terrore negli occhi, come se avesse fatto domanda per un etto di plutonio.

Alla fine per tagliare corto (era tardi, eh) ci hanno anche proposto un gloss «dato che avete caricato tanto gli occhi». Say what? A gran voce abbiamo invocato rossetti rossi e io ho provato per la prima volta Ruby Woo. Non pensavo che un rosso opaco potesse starmi male E INVECE. C’è da dire che insieme alla matita Cherry ha resistito pressoché indenne alla pizza di Spontini, roba che Russian Red forse se la sogna, ma vabe’.

Poorly Drawn Lines dice tutto:

 Fonte: Poorly Drawn Lines  (non ringrazierò mai abbastanza S. per questa perla)

Fonte: Poorly Drawn Lines
(non ringrazierò mai abbastanza S. per questa perla)

Forse eravamo troppe (sette), non lo so, ma c’è stata zero personalizzazione, molta fretta e la mua fisicamente non poteva seguirci e correggerci. Detto senza troppi giri di parole, per chi come noi è abituato a truccarsi quotidianamente è stata una “lezione” inutile se non deleteria (nel senso che mi ha fatto sentire una totale incapace quando qualcosina credo di saperla fare anche io).

COMUNQUE. Non vi ho detto che la lezione non è mica gratis, anzi: si paga ben sessanta euro redimibili in prodotti. All’inizio pensavo che avrei provato così tante cose da desiderare TUTTO e non sapere come spendere quel buono, invece dopo la Technique vagavo per il negozio percependo la fretta da parte delle mua di chiudere  baracca senza sapere cosa prendere. No idea. Nope.
Sono riuscita a prendere delle cose totalmente sbagliate (un primer paraffinoso, una matita per sopracciglia troppo chiara), ma sono riuscita a sostituirli ed ecco cosa ho preso alla fine:
1) Piegaciglia: mai avuto uno!
2) Blush Frankly Scarlet: copiato a Takiko, è pigmentato da morire. UAO.
3) Matita automatica per le sopracciglia Spiked, sembra una figata e ne ho sentito parlare fino allo sfinimento dalle mie amiche bloggerzz.
New in!
Per quel che mi riguarda sono più che certa che questo episodio non sia la norma ma un’eccezione: ho sentito parlare sempre bene delle Technique e mai mi sarei aspettata una delusione di questo calibro. C’è da dire che io e la sfiga, in queste cose, andiamo sempre a braccetto per cui non vorrei stupirmi più di tanto.

La cosa positiva di tutta questa pagliacciata è stato condividere grasse risate con delle amiche (blogger e non!), farmi ritoccare il rossetto da Bea superando l’imbarazzo di quanto fossi ridicola truccata in quel malo modo e la pizza di Spontini, che ci sta sempre bene e rimette a posto quello che non va.

Ora la smetto di blaterare e vado a produrre qualcosa per il givauei, di cui parlo da settimane e di cui ci siamo già sfrantumati i marroni ancor prima della sua esistenza. Adios!


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Best of 2013: Make-up & more

Quest’anno il post dei preferiti abbiamo deciso di progettarlo insieme, io e altre amiche blogger: Becky di A bad girl loves silence, Blanche di Chacun cherche son chat, Ale di Dotted Around, S. di Drama&Makeup, Daniela di Shopping&Reviews, Takiko di SofficeLavanda, e Darkness di The Taste of Ink. L’idea era quella di prendere l’elenco fatto l’anno scorso da SofficeLavanda inserendo qualche altra categoria, più o meno off-topic. Il rischio di compilare un post lungo quanto l’intera saga de Il Signore degli Anelli (e ci metterei dentro anche Lo Hobbit) è stato grande, ma siamo riuscite a contenerci a suon di insulti reciproci (ma benevoli).

topppp

Top Make-Up

Primer occhi: Too Faced – Shadow Insurance

Fondotinta: Bourjois  -  Healthy Mix (colore Vanilla)

Correttore: Nars – Radiant Creamy Concealer (colore Custard)

Cipria in polvere libera: Too Faced – Primed & Poreless

Cipria compatta: MAC – Mineralize Skinfinish (colore Medium Dark, presa per l’estate. È rimasta a Milano e non compare in foto, ma la vedete – malissimo – qui).
Best of 2013

Blush in polvere: Kiko – Soft Touch (post qui e qui)

Blush in crema: Chanel –  Le Blush Creme de Chanel (colore Fantastic)

Prodotto per contouring (aka La terra): The Balm – Bahama Mama

Illuminante: YSL – Touchè Eclat n.02 (grazie maTre)

Best of 2013

Mascara: Benefit – They’re Real! (con me da poco tempo ma è stato un colpo di fulmine)

Matita Occhi: Chanel – Stylo Yeux Waterproof (colore Noir Intense)

Eyeliner in crema/gel/liquido: Essence - Sun Club Eyeliner Pen (fuori produzione)

Prodotto per sopracciglia: Essence – Guerrilla Gardening Eyebrow Mascara (edizione limitata, colore My Piece of Land)

Best of 2013

Ombretto singolo: Neve Cosmetics – Quadrifoglio (da uno swap con Daniela di Shopping & Reviews)

Palette: Neve Cosmetics – Duochrome (edizione limitata, presa a un’asta benefica)

Ombretto in crema: Make Up For Ever – Aqua Cream (n.27, nero)

Matita labbra: Make Up For Ever – Lip Line Perfector (trasparente - qui un post)

Pennello Viso: Neve Cosmetics – Red Amplify

Pennello Occhi: Real Techniques – Deluxe Crease Brush (dallo Starter Set)

Best of 2013

Best of 2013

Best of 2013

Top 5 Rossetti

1)MAC – Russian Red

2)MAC – Heroine

3)Nars – Satin Lip Pencil in Luxembourg

4)Rimmel by Kate – n.01

5)Clinique – Chubby Stick Intense “Grandest Grape”

(compaiono quasi tutti nell’ABC Lipstick Tag)

Best of 2013

Top 5 Skincare (Cura della pelle e dei capelli, già che ci siamo)

1)Lush – Maisenza

2)Viviverde Coop – Struccante occhi

3)Tea Natura – Balsamo Lino e Aloe

4)Weleda – Contorno occhi levigante alla rosa

5) Khadi -  Olio all’Amla (è rimasto a Milano, sigh, e non compare in foto)

Best of 2013

Top 5 Prodotti per le unghie (sì, cari palermitani: il plurale è unghie, non unghia).

1) Chanel – Rouge Rubis (ce l’ho solo da Natale, ma grazie a lui ho ripreso a mettere lo smalto, mica poco)

2) Crabtree & Evelyn - Jojoba Oil Hand and Cuticle Cream

3) Kiko – Gel Look Top Coat

4)Kiko – Base Pastel Beige

5) OPI – “Here today…Aragon tomorrow” (non si direbbe ma è un verde bottiglia).

Profumo dell’anno: Pomellato – Pomellato Nudo Rose (è rimasto a Milano mentre qui do fondo a un paio di campioncini)

Best of 2013

Non Make-Up!

Top 5 Fèscion

1)Il  parka di Zara imbottito di pelo finto, una roba molto chic (giàà). Gli ho dovuto far cambiare la cerniera e per questo meriterebbe il mio odio, ma sorvoliamo. Da quando ho lui non ho più freddo a Milano.

2)Le Superga viola che mi ha regalato Scheggia. Una rivelazione che amo (l’ultimo paio in mio possesso risale al 2000). Da indossare rigorosamente senza calze (prevedendo azioni di bonifica in seguito).

il mondo dei fescion blog sta tremando dinnanzi a queste foto

il mondo dei fescion blog sta tremando dinnanzi a queste foto

3)La camicia jeans di Zara con il colletto alla coreana. Pensavo che non avrei mai più indossato una camicia jeans dopo il 1998, e invece.

camicia jeans zara

Adoro la tonalità di jeans non troppo tamarra.

4)La ONA bag (borsa per fotocamera et alia) che mi hanno regalato per la laurea i miei amicicici (con un rapido anagramma capirete come l’ho ribattezzata). È un oggetto esoso, ma poter tenere la reflex sotto uno scrosciante diluvio senza temere che si bagni è assai rassicurante (nonché fonte di gioia). Senza contare la sua bellezza estetica (soggettiva, okei). Eniuei, quando viaggio ci metto anche il pc o l’iPad e mille altre cavolate, è davvero un regalo magnifico.

5)I Dr. Martens bassi, indossati con salvatalloni adesivi in silicone (io li ho presi da Tiger) per evitare lacerazioni, stigmate e altre cose di questo tipo.

Ona & Dr. Martens

E-shop dell’anno: Asos.com

Disco dell’anno: Vampire Weekend – Modern vampires of the city (qui potete sentire Step, ma amo tutti i brani)

Libro dell’anno: Bret Easton Ellis - Le Regole dell’Attrazione (non ho visto il film e non intendo farlo)

Film dell’anno: Il Lato Positivo (Silver Linings Playbook) di David O. Russell (non ho letto il libro e non intendo farlo)

Pat: “You have poor social skills. You have a problem.”

Tiffany: “I have a problem? You say more inappropriate things than appropriate things. You scare people.”

Pat: “I tell the truth — you’re mean.”

Serie tv dell’anno: The Hour (BBC)

Freddie: “She says all I care about is the story, the story and you”.

top 2013

Viaggio dell’anno: Pantelleria (“We have to go back to the island” diceva più o meno Jack, e così ho fatto).

Tè dell’anno: Mariage Frères – Darjeeling Himalaya (qui un post della mia amica Ludo a cui ho rubato la foto – il tè però era mio, gne).

Candela dell’anno: mi rifiuto di rispondere a una domanda di questo tipo.

Pantelleria, Darjeeling Himalaya, Midnight Jasmine.

Pantelleria, Darjeeling Himalaya, Midnight Jasmine.


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[blog] Disavventure di una Donna-Mela

Oggi, se vi va, affronterò un argomento diverso dal mondo cosmetico e mi butterò a capofitto nelle oscure trame avviluppanti dell’universo dell’abbigliamento. Non vi mostrerò i miei banali outfit sperando che mi crediate una figa trendsetter, ma parlerò della percezione del proprio corpo e roba di questo tipo. Se la cosa vi tedia non vi biasimo, ma io continuo, deh!

Come ormai buona parte della popolazione mondiale saprà, qualche tempo fa sono stata a un matrimonio. Oltre a essere l’improvvisata e scarsissima truccatrice della sposa (qui il mio resoconto), ero anche la TESTIMONEEE.

Non “la”, una dei, ma sorvoliamo.

Il problema più grande della mia esistenza terrena, dunque, era trovare il vestito. Chi non mi conosce, o chi sostanzialmente non mi ha visto bene, oppure ancora chi di me vede solo una flebile e appannata apparenza pensa generalmente che io sia magra. Il che corrisponde solo parzialmente a verità, avendo io un fisico che generamente definisco ORRENDO ma che con qualche riflessione e i consigli di Anna Venere (il suo blog è fantastico) possiamo definire A Mela con Poco Seno.

fisico a mela

Anna è molto più brava di me a spiegare cosa sia un fisico a mela; io posso dire che nel mio caso essere mela corrisponde a mettere peso su panza, fianchi e maniglie dell’amore mantenendo però delle belle gambe magre. Nel mio caso a tutto questo scenario dovete aggiungere la mancanza di seno, che Iddio ha voluto negarmi donandomi però un’indiscutibile intelligenza (indiscutibile, certo).

I miei problemi più comuni, nel trovare vestiti (in senso generico) adatti a me sono due:
1) i pantaloni mi stanno bene sulle gambe ma arrivati alla panza non si chiudono. Quelli che si chiudono mi stanno larghi sulle cosce. E ovviamente mi stanno lunghi. (Sono alta 160 cm).

2) i vestiti mi stanno larghi di seno. O, cosa peggiore, mi stringono sui fianchi e panza e rimangono larghi sopra.

Nella ricerca dell’abito per il matrimonio, ordunque, ho sperimentato un po’ di tutto. La cosa più rassicurante, però, è stato affrontare questa odissea (sì, lo so, le vere odissee sono altre – abbiate pazienza però) con la consapevolezza che non sono io a essere (del tutto) orrenda, ma che i vestiti non sono tutti uguali e non tutti adatti a me (mannaggia). Tant’è vero che non posso dire “non mi entrava nulla” o “mi stava tutto enorme”. Ho sperimentato entrambe le cose:

IL GIORNO IN CUI ERO CICCIONA

Il giorno in cui ho deciso di provare degli abiti simili a questo di Asos semplicemente non mi entravano. (Idem questo in foto, che ho rispedito al mittente, sob).

Arrivati ai fianchi i vestiti non scendevano. Prendendo la misura più grande riuscivo faticosamente a metterli, ma il collo dell’abito non aderiva al mio, rimanendo diversi centimetri più su. Sembravo una specie di creatura di Star Trek.

Volevo piangere fortissimo perché tutti i vestiti che ho provato, su questo genere, erano quelli che desideravo di più. Ovviamente erano tutti broccati o in jacquard o quel che è, quindi non elasticizzati e piuttosto rigidi.
Anziché piangere o fare strani digiuni propiziatori ho continuato con le mie cene a base di popcorn (scherzo) (ehrm) tenendo bene a mente la cosa fondamentale: non sono modelli adatti a me. NO. Non c’è niente che io possa fare. Cambia modello, sciò.

IL GIORNO IN CUI ERO DISPERATAMENTE MAGRA

Qualche giorno dopo quella santa donna di mia sorella mi ha accompagnato da Max&Co. Solitamente è il primo negozio in cui vado, ma questa volta speravo sia di risparmiare, sia di trovare qualcosa di più originale.
Max&Co. è un negozio piuttosto gettonato a Palermo quando si tratta di cerimonie, e io speravo di evitarlo trovando qualcosa di più originale a Milano. Ma vabe’, sticavoli, siamo entrate. Ero alla fruttissima.

Il modello su cui ho messo gli occhi per primo è stato questo.

foto (33)

Ma allora sei scema, dovrebbe essere il commento più adatto. E in effetti.
In effetti siamo sempre lì: jacquard o quel che è, tessuto rigido, modello che segna la vita. Purtroppo ero determinata a provarlo e così ho fatto. Vai con la 42, che sono una  falsa magra e so che non mi entrerà mai.

Galleggiavo. Del tipo “ho 8 anni e mi sono messa i vestiti di mia madre haha come sono simpatica”.
No problem, proviamo la 40.

La 40: solito problema.

La misura era quella: peccato che mi venisse sempre enorme di spalle/tette.  Se non mi fossi mossa troppo tardi avrei potuto far accorciare le spalline e rimediare alla cosa, ma non avevo il tempo.

Ma a parte ciò, mi stupisce come un modello vagamente simile di abito possa avere una vestibilità così diversa.

Ero però determinata a trovare il mio vestito, così credo di avere provato qualsiasi abito della mia taglia presente in negozio. Niente da fare: tutti troppo grandi di spalle (o seno, insomma, avete capito). Alcuni anche grandi e basta. Mia maTre non poteva credere ai messaggi che le mandavo: un giorno erano “Non mi entra niente!” quello successivo “mi sta tutto enorme!”. Vabe’.

IL VESTITO GIUSTO

Ero rassegnata all’idea di riciclare qualcosa del mio armadio quando mia sorella – santa donna 2 reloaded – mi ha portato in una zona fighetta di Milano per cercare qualcosa (diciamolo: via Vincenzo Monti). Il target era indubbiamente un abito originale, ben fatto e purtroppo inevitabilmente esoso. Lì ho trovato il mio vestito. Un modello molto semplice, un po’ a sacco se vogliamo, ma con una scollatura profonda (che di solito non porto mai, non avendo niente da mostrare)  e un colore cui non sono abituata, il rosso.

avevo una faccia di sedere tale che un suino sarebbe stato più fotogenico.

avevo una faccia di sedere tale che un suino sarebbe stato più fotogenico.

La cosa esilarante è stata prendere la 38 (italiana), taglia che non vedo da anni nemmeno col binocolo. Giusto per dirvi quanto siano relativi i numerini cuciti alle cose che indossiamo (scoperta dell’acqua calda in onda in questo momento).

Ora, onestamente non so se sia il modello migliore per me. Anzi, se devo essere sincera sono convinta che ci siano modelli più adatti al mio corpo (le forme a sacco mi tendono un po’ a ingrassare e in alcune foto sembro un cucciolo di balena). Però ero davvero in crisi e trovare qualcosa che non mi stringesse né mi facesse sentire una tavola da surf che prova a mettersi un vestito è stato davvero bello. (Poi la qualità dell’abito è davvero buona, ne sono lieta assai). (La carta di credito di mia madre ne è meno lieta, ma vabe’).

Altra cosa che mi soddisfa è che si tratta di un abito sfruttabile anche in occasioni più informali. Banalmente basterà cambiare accessori e scarpe per metterlo ancora mille volte (cosa che di norma con gli abiti da matrimonio non riesco a fare).

Il sunto di questo inutile post qual è, ordunque?

Che se non avessi mai letto il blog di Anna, se non avessi visto i video di Marta (anche lei una mela, ma alta e pettuta!) forse avrei affrontato la ricerca del vestito con disperazione. Invece è bastato fare chiarezza, capire quali fossero i modelli da guardare per non sentirsi del tutto sbagliate o urende.

(Che poi io in giro abbia trovato praticamente solo un modello di abito è un altro paio di maniche, ok).

Ho ancora un sacco da imparare su come vestirmi, a volte punto direttamente a cose che non mi staranno mai per puro spirito di sfida – un po’ come provarsi rossetti dai colori pazzi solo per riderne allo specchio del negozio – ma vabe’, il percorso intanto sembra interessante.

Voi avete capito di che forma siete, più o meno? (Io all’inizio ero convinta di essere una pera, ma che problemi ho, dio santo).

Bacini a voi.


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Vanity Nerd’s Bridal Make-Up (o di quando ho truccato una sposa, con somma ansia)

  • “No”
  • “Mi hai scambiato per qualcun altro”
  • “Il 5 dicembre dici? Azz, sarò in videoconferenza con la California per cui sarò disponibile giusto per la cerimonia.

Queste sono solo tre delle quarantamila risposte che avrei potuto dare a Chiara quando mi ha chiesto di truccarla per il suo matrimonio. E in effetti all’inizio c’ero riuscita. “No, non posso rovinare il giorno più bello della tua vita” credo di averle detto, togliendomi questo peso con somma destrezza. Poi la distanza si è messa tra noi, i dubbi suoi su come farsi truccare, da chi, con cosa, perché, e alla fine ho ceduto dicendole “e va bene, ma farai tutto ciò che dico! MUAHAHA”.

Non era la prima volta che truccavo una sposa. Nel 2010, causa matrimonio su isoletta sicula, avevo truccato mia cugina poiché la nostra amata estetista non poteva essere con noi quel dì, ma avevo avuto istruzioni precise e dettagliate su come truccare Caterina, compresi appunti, schemi,  e una palette Dior che – diciamolo – può fare davvero pochi danni. La base poi non era praticamente necessaria, ma non divaghiamo.

Proverò a dire la mia sul Truccare la Sposa anche se si è Impedite in materia di Trucco e si invoca continuamente lo Spirito di Lisa Eldridge senza troppi risultati.

PREMESSA BREVE E CONCISA

Vi state per sposare? Fatevi truccare da una professionista. Una brava, che non trasformi belle ragazze acqua e sapone in trans mal riusciti. In alternativa, fatevi truccare da un’amica che abbia davvero una bella mano, che sappia fare sfumature, che sappia come si mette il mascara a un’altra persona, che non vada in panico al pensiero di mettere un correttore, che non vi insulti via whatsapp e altre cose. Ecco, dovevo dirlo. Chiara però ha scelto me, con buona pace mia e dell’estetista che le ha fatto l’acconciatura (favolosa, by the way) e che le ha messo il mascara perché io stavo per piangere calde lagrime.

POSTILLA ALLA PREMESSA: LE PROVE

Fate più prove possibili. Tanto, alla fine, è probabile che farete tutt’altro. Le prove servono comunque a prendere confidenza con la forma del viso altrui, a vedere come i prodotti reagiscono su quel viso e bla bla bla. Fatelo, non si scherza. Io non ne ho potute fare molte perché lavoravo a Milano, mentre Chiara vive e lavora a Palermo. Insomma, tragedy.

Ma veniamo al sodo: come ho truccato Chiara, con cosa eccetera eccetera. (Voi avreste fatto di meglio, non ho il minimo dubbio, ma ribadisco: volevo raccontarvi l’esperienza di una inetta del make-up alle prese con una sposa).

LA BASE

La base è stata la parte che più mi ha angosciata durante le prove. Non riuscivo a fare qualcosa di decente anche perché non avevo prodotti adatti all’occasione: ho ricominciato a mettere il fondotinta liquido da pochissimo e non ho una collezione di prodotti di questo tipo, né di correttori profescional.

Ho chiesto a Chiara di comprare il fondotinta Armani Maestro (dopo averle provato quello di mia maTre) ma qui in Terronia non c’era un tono adatto alla sua pelle. Alla Rinascente (da noi Sephora non vende Armani) l’hanno dirottata sui fondi Dolce & Gabbana, vendendole sia il compatto che il liquido. Vorrei fare un’invettiva contro le profumerie ma la smetto, taccio.

La cosa esilarante (leggi “devastante”) è stato scoprire, il giorno del matrimonio, che del fondotinta liquido si erano perse le tracce. Mentre stavo per svenire per terra in preda alle convulsioni Chiara ha tirato fuori il suo fondotinta Clinique da tutti i giorni (questo) dicendo – con estrema calma – “usiamo questo, qual è il problema?”. A parte che capovolgendo la boccetta il prodotto non veniva giù (altro panico, altre crisi) alla fine sono riuscita a usarlo senza problemi.

Il prodotto salva popò della base è stato indubbiamente il pennello Red Amplify di Neve Cosmetics: stende il fondotinta in modo naturale ma anche abbastanza coprente, è morbido e non fa male. Forse è un po’ grande, specie per dei visini piccini come quello di Chiara, ma non mi ha dato grossi problemi. L’ho amato. Grazie a ClaudiaSerpe per il consiglio.

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foto sfocata di Elio Costantini, giusto per mostrare il Red Amplify!

Altri prodotti salva popò sono stati il correttore Radiant Creamy di Nars su consiglio di Marta e Kenderasia (usato in combo con uno Armani di Chiara) e il Touche Eclat di YSL. Su questi lidi non ho mai manifestato grande entusiasmo per questo prodotto e sapete perché? Il mio è  il colore n.1, un rosa, non il classico illuminante chiaro (n.2). Per fortuna mia maTre mi ha dato il suo (n.2),  fa davvero la differenza. (Ah, maTre, volevo dirti che non te lo restituisco. Ciao.) Ovviamente ho amato fortissimamente anche il primer viso di Benefit, PoreFessional.

Foto di Elio Costantini

Foto di Elio Costantini che ritrae un’incapace alle prese col correttore.

Come cipria ho usato un velo di fondo compatto di D&G e alla fine, dopo il blush e tutto, pochissssssima Primed & Poreless, mio grande amore.

Il fard era Fantastic di Chanel e una spolverata leggerissima del mio di Kiko, ma proprio poco per fissarlo.

Blush in crema Fantastic di Chanel

Blush in crema Fantastic di Chanel

Il mantra, durante tutto il trucco, è stata una semplice frase di Lisa Eldridge: thin layers, strati sottili. Ecco.

OCCHI

Durante le prove mi ero lanciata in trucchi piuttosto marcati per gli standard cui siamo abituati. Alla fine però ci siamo buttati sul super classico trucco sposa che più trucco sposa non si può. E perché mai? Immaginatevi il sole siculo che entra dalle finestre, l’acconciatura romanticissssima rubata a Kate Middleton (davvero!), la vestaglia bianca e tutto il resto: è stata in primis Chiara a chiedermi di smorzare un po’ i toni e io l’ho accontentata (l’ho anche un po’ insultata anche se non si dovrebbe).

Le avevo commissionato l’acquisto di un ombretto Aqua Cream di Make Up For Ever (lei ha scelto un color pesca di cui non conosco il numero/nome) ma – erhm, qua si vede la NON professionista – non riuscivo a metterlo in modo uniforme. Lasciava una scia di sbrillocchi senza fare davvero da base. Visto che il tempo stringeva ho tirato fuori il mio ombretto in crema di Wjcon (Soft Mousse Eyeshadow n.9), dal colore molto simile. Ecco, lui è stato il mio prodotto salva popò del trucco occhi (insieme alla Shadow Insurance di Too Faced che ha superato, nel mio Quore, persino il Primer Potion). Ne ho usato pochissimo e ha fatto una bella base uniforme e resistente. Nella piega ho sfumato un mix di Buck e Naked  della Naked di Urban Decay, niente di originale. (Nella foto sotto potete notare lo stato di puro relax in cui verso. Scusate per le immagini crude).

Foto di Elio Costantini (tagliata malamente da me) che ritrae una donna sfatta che trucca una donna meravigliuosa. Notare l'acconciatura, deh

Foto di Elio Costantini (tagliata malamente da me) che ritrae una donna sfatta che trucca una donna meravigliuosa. Notare l’acconciatura, deh

Nella rima interna Chiara si è messa da sola (io incapace) una matita color carne Dolce & Gabbana, mentre io ho sfumato leggermente una matita nera waterproof di Chanel tra le ciglia inferiori. Infine mascara Aqua Smoky Lash (waterproof  ovviamente) di Make Up For Ever (messo dalla sua estetista), illuminante Kiko sotto l’arcata e stop. Se trovo una foto decente del trucco la metto, io non avevo la fotocamera e confido nelle foto dei fotografi professionisti (io e Elio, nostro amico che ha fatto queste foto, siamo due scemi).

LABBRA

L’idea iniziale era quella di mettere un bel rossetto intenso. Io avevo scelto Rebel di Mac, Chiara aveva comprato anche una tinta (Aqua Rouge) color ciliegia di Make Up For Ever (io detesto il genere ma su di lei dura davvero molto). Ma anche lì, sul momento, abbiamo deciso di abbandonare l’idea per ripiegare sul nostro amato rossetto mat di Make Up For Ever che abbiamo comprato insieme l’anno scorso e che ha un colore secondo me meravigliuoso (“Violet Pink” è il suo nome). È rosa senza essere morto, discreto ma in grado di fare la differenza. Con ciò non voglio dire che il rossetto scuro o ciliegia non si adatti a una sposa, anzi, ma l’effetto che quel rosa ha dato subito all’insieme (al momento del rossetto Chiara era già vestita) è stato per tutti perfetto. Ovviamente ho fatto una base con la Lip Line Perfector e con una matita simile al rossetto, credo fosse sempre di MUFE ma in quel momento il mio cervello era partito per lidi di pura follia e non ricordo molto.

BLOOPERS

Per il mio outfit (so che volevate leggere questa parola) ho comprato una pochette così piccola e striminzita che a stento ci (vi? ci? bu) sono entrati il mio cellulare, la carta d’identità, due spiccioli e tre rossetti (uno mio, due di Chiara: volevamo mettere la tinta dopo cena). Naturalmente avrei dovuto procurarmi una borsetta abbastanza grande da contenere un correttore, una cipria e qualcos’altro. Prima di entrare in chiesa il mascara di Chiara ha fatto le bizze e io non ho potuto farci nulla, quando dico di chiedere a una persona sensata di truccarvi intendo cose come questa, ecco.

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Foto di Elio Costantini, viva la privacy!

Dopo la cerimonia ho recuperato i miei trucchi e ho ritoccato la base con il mio fondotinta super leggero di Benefit (Chiara era ricoperta di segni di rossetto di parenti e amiche) e con un po’ di Touche Eclat. Ovviamente ho rimesso il rossetto ma nulla più. Non so quanto il mio “lavoro” (molto virgolettato) sia stato di successo, ma alla fine l’ho sfangata, va’. Chiara era bella, forse non per merito mio ma per questo devo ringraziare Iddio, la sua estetista che l’ha acconciata, il creatore dell’abito, Maria De Filippi che c’entra sempre e qualche divinità a me sconosciuta.

Rifarei questa esperienza?
Forse, dopo svariati workshop, lezioni e corsi sì. Forse.

(Ci sarebbero mille cose da dire e sicuramente ne ho dimenticata qualcuna. Se avete domande o insulti non esitate a usare i commenti. Se siete ancora vivi/e dopo questo post vi ringrazio di Quore, sempre con la Q).


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[Blog] – Dal Marocco al Giappone: cosmetici esotici

Vorrei esordire con il mio odio profondo per le poche ore di luce che Iddio ci ha snocciolato durante i mesi autunno-invernali. La qualità già scadente delle mie foto si inabissa verso vette di terror&horror, in cui la resa dei colori è fantasiosa e alquanto arbitraria. Detto questo, oggi ho preso la mia lampada da comodino (che è uguale a quella che ho a Palermo nel Vanity) e l’ho puntata (a mo’ di interrogatorio un po’ rètro) sulle cose che volevo mostrarvi , spero si veda qualcosa.

Gli oggetti delle mie orride foto sono cosmetici alquanto esotici (cosmetici esotici, ripetetelo 20 volte e vi apparirà il dimonio – ah, uso il termine esotico in maniera ironica) ricevuti in dono da due mie amiche.

Una, Slavi, è stata in Marocco; l’altra, Pilli, ha passato un numero interminabile (per me) di giorni in Giappone (attirandosi l’invidia di tutti noi e qualche maledizione dai miei amici nerdsss). Entrambe mi hanno penZato con ammmore e oltre a un numero esagerato di calamite kitsch (mia passione) mi hanno portato dei cosmetici.

dalmondo

Dal Marocco è giunto tra le mie bramose mani il khol in polvere: l’ho provato con un pennellino da eyeliner di Catrice spruzzato di acqua termale e la combo è stata ottima, credo sia anche molto semplice da usare. Si fanno delle righe di eyeliner con estrema facilità, anche se il colore non è un nero intenso ma un grigio antracite. ME LIKES!

Slavi (e Stefano, ti avevo dimenticato Stefy, ciaooo) mi hanno portato anche il sapone nero all’olio di Argan (c’è scritto 100% bio!) che non vedo l’ora di aprire quando tornerò a Palermo (qui ne ho un altro aperto e vorrei evitare sprechi, disciplina in cui ho vinto varie medaglie).

marocco

Pilli invece mi ha portato un rossettino (ne saremo sicuri? lei me l’ha assicurato ma non parla giapponese. Magari è un unguento colorato per i piedi e io me lo sto spatasciando in bocca senza pietà) dicevo – un rossetto dal colore e dal packaging a dir poco stupendi.

japan

anche il sacchettino era stupendo.

La formula è molto leggera, semi-trasparente come un burro colorato. Senza alcuna modestia ritengo che il colore mi stia molto bene e che sia molto simile alle mie labbra. ME LIKES AGAIN.

terror

swatchja

Ricevere cosmetici da altre parti del mondo è una figata senza pari e non posso che ringraziare le mie BFFFFFF (best friends forever forever forever ecc.), e con ciò concludo il mio temino da terza elementare.

ORROR

ORROR – non fate caso a niente, volevo mostrarvi la combo khol + rossettino giapponese

Vi bacio copiosamente augurandovi un buon uichènd, come è d’obbligo dire a Milàn.

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