Vanity Nerd

si nerdeggia di cose estremamente futili


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[Homemade] – Lo scrub del sabato

È da un po’ che maltratto la mia pelle idratandola poco e facendomi beffe di lei (mi ripagherà tra pochi anni con solchi che nemmeno i cerchi nel grano di Signs), e stamattina ho notato che aveva davvero un gran bisogno di scrub. Avendo un po’ di tempo ho acconsentito a tale richiesta, ma vista la sensibilità della mia povera cute ho deciso di farne uno leggero ma ugualmente efficace.

Ecco gli ingredienti:

un paio di cucchiaini di farina di cocco

un cucchiaino di argilla bianca (io la compro su Aroma-zone, ma penso la vendano in tutte le erboristerie del globo)

tre o più gocce di olio di jojoba (uso quello dei Provenzali)

un cucchiaino d’acqua.

- per aggiustarla ho aggiunto una punta di miele e mezzo cucchiaino di zucchero.

L’ideale sarebbe stato mettere un po’ di yogurt e meno acqua per rendere il composto più spalmabile (infatti mi cadeva via dalla faccia facendo SPLAT), ma avendo improvvisato ho fatto buon viso (scrubbato) a cattivo gioco sfregando i punti critici con il composto.
Ho tolto poi l’eccesso con una spugnetta e per idratare a fondo ho steso due gocce di olio di jojoba sulla pelle rigorosamente ancora bagnata come fosse un siero o una crema. Ci ha messo un po’ ad asciugarsi, ho anche tamponato con la spugnetta di cui sopra, ma adesso la mia pelle è più morbida e felice.

[se lo provate e volete insultarmi la zona commenti è aperta!]

 


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Gift Box de “I Provenzali” – [Happy B-day Anna!]

Di Anna una cosa la so per certo: le piace il rosso. Easy win, lo sanno tutti, e su questo non posso sbagliare. Ma oggi è il suo compleanno, e non posso certo regalarle qualcosa di rosso (cosa, poi?) e basta. L’altro giorno parlavamo di cosmetica eco-bio, e l’ho vista piuttosto interessata; si lamentava anche delle creme per le mani che in questi anni il suo dermatologo le ha consigliato, creme che idratano solo superficialmente per poi lasciarla con della carta vetrata al posto degli arti superiori. Tipico della paraffina!

Per questo ho preparato per lei una gift box (di box ha davvero poco, ma fa fico usare termini inglesi a casaccio) con solo prodotti dei Provenzali per iniziarla al magico mondo della cosmetica consapevole. Certo, non mi sono sforzata granché a livello pratico, ma ho scelto con cura ogni cosa (me la canto e me la suono, actually).

Il sacchetto è ovviamente rosso, il beauty non è esattamente il più solido che abbia mai visto ma è carino, e il foglio di carta velina serve non solo a pseudo-decorare-riempire il sacchetto, ma anche a diffondere un gradevole aroma (l’ho profumato con olii essenziali di limone e lavanda. Vi dico anche il perché: il beauty appena comprato spargeva un odore di plastica davvero orripilante).

Ma veniamo al succo, i prodotti dei Provenzali: una saponetta al Tè verde, uno stick labbra all’olio di mandorle, la crema per le mani al karité e l’olio di mandorle profumato alla magnolia.

La saponetta [win]

Dalle mie parti regalare saponi è una cosa sì comune, ma sempre ammantata dall’ansia di dare un messaggio offensivo, per la serie “va’ lavati” (detto in palermitano, più o meno). In questo caso smetto di farmi paranoie perché una saponetta dei Provenzali è un vero gioiellino: profumatissima (ma in modo non sintetico), va bene sia per le mani – le lascia morbide morbide – sia per il viso. La sensazione di pelle che tira è un vago ricordo che lascio a robe del mio losco passato. Un vero must have.

Lo stick labbra [win]

Di questo (o meglio, della variante al karitè) ho già parlato altrove. Grazie ai suoi ingredienti naturali nutre davvero le labbra che non ritornano a essere arse e disidratate poco dopo, anzi. Da tenere sempre in borsa, in tasca, nel cappotto (io infatti l’ho perso da poco e l’ho dovuto ricomprare).

Olio di mandorle alla magnolia [win]

Anche su questo ho già dissertato in passato, sebbene abbia sempre provato la versione non profumata. Questa qui mi ha sempre attratto, e mi sembrava un bel regalo per chi si appresta a usare l’olio per la prima volta. In fondo contiene solo un po’ di profumo, ma se dovete usarlo sul volto per fare lo struccante sarebbe meglio scegliere la versione neutra.

La crema per le mani [mistero]

Okeeeei, questa non l’ho mai provata – sono addicted alla Crabtree & Evelyn (super cara, dio mio) o al mio super burro – ma guardando gli ingredienti confido in un buon risultato. Magari se fa orrore vi aggiorno più in là, a meno che Anna non mi abbia lanciato un anatema prima.


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[blog] #1 – Sono sempre i migliori quelli che se ne vanno

Poco meno di un mese fa, col mio famoso sconto del 20% di Sephora (evento annuale da me tanto atteso), scandaglio l’intero negozio alla ricerca di qualcosa di super esoso da prendere. Niente, mi ritrovo solo col rossetto YSL – di cui vi ho già parlato con sommo tedio – e col fondotinta minerale – anche lì iper tedio. L’unico affare che mi rimane è il profumo. Sì, poffare, prenderò Miss Dior Chérie L’eau! Un profumo delicato, più un’acqua direi, fresca e bergamottata, meraviglia delle meraviglie! Lo uso dal 2010 e lo adoro. Peccato che sullo scaffale non ci sia. Chiedo, è finito, ve’? È solo finito, no?

No, siNiorina, è fuori produzione. È stato sostituito da questo: zot, zot, mi spruzza su un cartoncino una fragranza che sa di talco profumato, di vecchia signora, di ricovero per anziani di lusso, di semolino e alzheimer.

Ho un mancamento. Passo la settimana successiva a lamentarmi col signore Iddio fino a quando non riesco a raccattare le ultime confezioni ancora in giro, spendendo triliardi di euro non miei e buttando sempre un occhio negli scaffali delle profumerie, come si fa quando si è in fissa con un tizio e si spera sempre di vederlo spuntare. (Preistoria mia, ovviamente).

Nello stesso periodo penso che devo ricomprare lo shampoo Nivea: può sempre far comodo. Alternare il Nivea e il Bjobj è il metodo migliore per mantenere i capelli sempre puliti, peccato che al supermercato non ci sia. Nemmeno nel mega negozio di casalinghi. E all’ipermegamercato, al minimarket, al negozio di fatture vudù, da Zampa Service: mi trasformo in paranoid parrot e lo cerco ovunque. Mi arrendo a Google e cerco: shampoo Nivea – e lui mi suggerisce: shampoo nivea fuori produzione.

Colpo basso, mormoro.
Bassissimo.

Clicco sull’astuto suggerimento e ne ho la conferma. Per essere sicura vado sulla pagina Facebook e leggo: “(…) da poco shampoo e balsamo NIVEA non sono più distribuiti in Italia. Rimangono in assortimento i prodotti NIVEA Styling, mousse, spray e gel, sia nella linea donna che nella linea uomo”.

Respira, respira, respira. Ti stanno mettendo alla prova, vedrai, magari in Slovenia, a Trieste, in Germania, in qualche posto non dimenticato da Dio, in qualche posto civile in questo sporco mondo qualcuno venderà ancora lo Straight & Easy. Respiraaaaa.

Sapete cosa ci potete fare coi prodotti per lo styling?
Bene.


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[u mad bro?] Prodotti per le sopracciglia

Da quando a quindici anni o giù di lì pensai che fosse una buona idea spinzettarmi le sopracciglia fino a far venire un infarto alla mia estetista di allora, non ho più badato granché alla loro salute. Pinzetta certamente, ali di gabbiano fatte dal parrucchiere ove possibile, pettinino per metterle in ordine – ma niente di più. Poi è arrivato Youtube, e le guru – quasi tutte inspiegabilmente prive di sopracciglia – non hanno esitato a far vedere come disegnarle, curarle e via dicendo. Per un bel po’ ho avuto pietà di loro, poi ho capito che anche io coi miei giglioni (termine usato da mia sorella per indicare i sopracciglioni folti) dovevo darmi un contegno, perché nonostante le sopracciglia non mi manchino, la loro texture – per così dire – non è del tutto compatta (insomma, sì, ci sono delle zone da riempire e in più sono diverse come le sorelle Roberts).

Una foto emobimbominkia per mostrarvi, oltre alla mia couperose, le mie belle sopracciglia spettinate che necessitano di un Brow Bar (ovviamente in questa foto non ho usato prodotti sulle sopracciglia)

La prima cosa che ho fatto, quindi, è stata comprare una matita per sopracciglia da Sephora: peccato che la tonalità più scura era adatta a una svedesona più che a una siciliana, così i tentativi di usarla mi hanno scoraggiata facendomi pensare che per me non ci fosse più speranza in questo globo.

Tempo dopo approdai a Essence: problema opposto.

L’unico colore adatto a me era un nero carbone, col risultato che assomigliavo in modo imbarazzante a Frida Kahlo (e non la versione bona di Salma Hayek). Inoltre le poche volte in cui la usavo sbavava provocandomi aloni neri intorno alle tempie: orrore e dannazione.

L'effetto Frida non rende in foto quanto dal vivo. Perdonate l'occhio da pesce lesso e il trucco sbavato.

Per molto tempo, quindi, ho abbandonato l’idea di riempirle e me ne sono ampiamente fregata vivendo gioiosa e felice anche con le mie sopracciglia spettinate, finché non ho fatto un ordine Elf che includeva un (per alcune famoso) Eyebrow Kit, composto da una cera (paraffina pura, diciamolo) leggermente scura e da una polvere più chiara (che si fissa sopra la suddetta cera).

E.l.f. Eyebrow Kit, tonalità Dark. 4€

Alleluia, eureka, finalmente! Il colore è perfetto per le mie sopracciglia, che sono sì scure, ma che vanno riempite con una tonalità leggermente più chiara proprio per evitare l’effetto Frida. Altro lato positivo è il fatto che grazie alla cera il prodotto in polvere non voli via e non sbavi, fissandosi per bene e dando un effetto omogeneo che rende il viso più ordinato e armonioso.

Orrore! A destra (la vostra destra) ho usato il kit, a sinistra no. So che non si capisce un tubo ma autoscattarsi le sopracciglia non è facile.

Ma non mi sono fermata qui, e da Coin ho trovato la matita per sopracciglia di Catrice. L’ho comprata pensando di regalarla alla cara maTre, poi l’ho provata giusto per scrupolo, e infine me la sono egoisticamente tenuta: un altro colore perfetto con in più la praticità di un solo prodotto, più veloce da stendere del (per alcune famoso) Eyebrow Kit.

Matita Catrice

Ovviamente tutti questi bei prodotti non servono a niente senza una mano esperta che riesca a domare i miei giglioni, al momento in stato pietoso andante. Però per mettere una pezza in vista di un brow bar non sono male, e male che vada opterò per un look alla Miccoli.


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[Freak Out!] Rossetti Esosi

Sui rossetti si potrebbero scrivere pamphlet e trattati, analisi psicologiche e racconti accorati – ma io ho solo un blog, cinque manzoniani lettori e il buonsenso per scrivere solamente un post [lunghetto, ammetto]. In particolare sui miei rossetti preferiti, che sono in realtà gli unici che utilizzo con costanza e che – peraltro – ho acquistato tutti nell’ultimo anno (in realtà negli ultimi mesi).

Prima d’ora avevo optato solo per nudi o per colori classici (bordeaux scuro e cose così) che mi invecchiavano un po’. Sembravo sempre il cosplay di mia madre (non che tu sia vecchia, maTre mia) e mi sentivo sempre a disagio. Finché. Finecheeeeé (da leggersi con voce solenne alla Severus Piton) non ho deciso di fare un acquisto pazzo approfittando del 20% di sconto da Sephora: un rossetto Armani, il Rouge d’Armani numero 603 (Black Plum, credo si chiami). Ringrazio ancora Meri per avermi spinta a tal gesto estremo al grido di “si vive una volta sola”.

Scoprire che esistono rossetti che bisogna addirittura togliere con lo struccante perché non si sono dileguati nel nulla (ove per nulla intendiamo esofago) è stato uno choc. In più si tratta di una tonalità modulabile, che va bene sia di giorno – applicato picchiettandolo delicatamente – sia di sera, con una passata in più. Il finish è lucido, morbidissimo, e va mattificandosi col corso del tempo per rimanere ben saldo sulle labbra. Che meraviglia! Il colore è un fuchsia-prugnachiaro-fragolone (come vedete sono molto precisa nell’individuare le tonalità) ed è proprio questo che amo, la sua modulabilità (l’ho già detto prima ma mi ripeto). Indubbiamente il mio preferito, pochi cavoloni.

Sulla scia di questa meraviglia, acquistata quasi un anno fa, ho pensato di provare un rossetto Chanel. Il mio primo, in realtà, lo avevo ricevuto a sedici anni dalla mia cara maTre, che ha pensato di condurmi sulla via della perdizione già in giovine età. Ma insomma, mi son detta, riproviamo.

Non avendo trovato la tipologia consigliata da Clio in più video, mi sono buttata sul Rouge Coco Vendôme”. Bello, per carità. Peccato che non duri un piffero. Il test dei test è stato applicarlo prima di uscire di pomeriggio (senza cibi e bevande in vista): in due ore era sparito rimanendo solo sui bordi, con effetto Pasta col Sugo Appena Mangiata. Lo trovo poco coprente e poco resistente. Sicuramente non vale i maledetti 29 euro a cui lo vendono. Per fortuna è stato un regalo (pilotato). [Epic Fail]

Il rosso delle meraviglie, invece, è un grandissimo classico da youtuber: il Russian Red di Mac.

Non volevo prenderlo perché temevo l’effetto “Sembro mia maTre”. Poi, proprio con la suddetta genitrice, mi sono ritrovata allo stand Mac della Rinascente – e conoscendo il di lei amore per i rossetti non ho potuto non mostrarglieli. Una commessa con il rossetto cosparso ovunque tranne che sulle labbra ci ha dato qualche suggerimento, non so da quale pulpito, ed effettivamente mi ha convinto in pochi secondi.
Il Russian Red è un rossetto matte, quindi totalmente opaco. È un rosso forte, ma la sua opacità lo rende giovane (perdonate il termine), sdrammatizzato. È perfetto con un look un po’ rockabilly/pin up (occhi segnati da una linea di eye liner nero, blush leggero e basta), ma anche con qualcosa di più sofisticato o (cascate di pernacchie su di me) rock, con occhi grigioneri. La prova del nove è stato metterlo su mia sorella, cui il rossetto solitamente non dona molto: le stava davvero bene. Merito del matte: olè!
18 euro spesi – da mia maTre – più che bene (se pensate a quanto costa quel maledetto Chanel). Ah, inutile dirlo: dura un’infinità di tempo sulle labbra.

L’ultimo acquisto è arrivato poche settimane fa, sempre in onore di uno sconto da Sephora.

Volevo un fuchsia da quando mi son fatta scappare il meraviglioso Quick Sizzle di Mac, e non trovandolo nella collezione Armani (volevo un’altra follia esosa) mi sono buttata sulla YSL (questo è il Rouge Pur Couture n.07), con le mie amiche Meri e Eugenia che mi davano man forte prendendo anche loro colori estivi e un po’ fluo. Che dire: meraviglia. Il finish è lucido ma non troppo, idratante (ha la protezione solare!) e rimane a lungo sulle labbra. Lo uso indistintamente di giorno e di sera, sempre picchiettandolo per aumentarne la durata. Lo amo! L’unica cosa che consiglio è di usarlo dopo aver corretto eventuali rossori: io che soffro di couperose ho notato che senza fondotinta questo rossetto mi dà un’aria un po’ disordinata/sciatta/forse volgare.

Per vostra fortuna termino qui. Dalla lunghezza del post avrete capito il perché del “Freak Out”. Se siete arrivati alla fine di questo post vi devo una birra.

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