Vanity Nerd

si nerdeggia di cose estremamente futili

Lush: Come un Sole Rosso Acceso

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Henné Lush: aspetto poco invitante, ma risultato assicurato.

(Sì, sembra cacca di neonato).

Questa galleria contiene 2 foto.


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Acqua di Avène [win]

Quello che temo da prodotti come l’Acqua di Avène è che si rivelino col tempo bufale colossali, della serie: per anni ti sei spruzzata sul viso i residui dell’acqua con cui lavavano i bagni dei Mc Donald’s, aha! – ma al momento sembrerebbe davvero una cosa seria. 

Di che stiamo parlando? Perché lo so, maledetti, che tra di voi c’è qualcuno che non ha idea di cosa sia. Ebbene, è un’acqua termale imbottigliata in confezioni sotto pressione e venduta a caro prezzo (il bottiglione da 300 ml costa tra gli otto e i dieci euro). Spoiler: li vale tutti. (Beh, costasse un po’ meno non sarebbe male).

Le proprietà di quest’acqua, che la rendono un tantino diversa da quella ipercalcarea di Milano o da quella – beh – di Palermo, sono svariate. È lenitiva, addolcente – come recita la confezione – e ideale per pelli delicate o arrossate. Immagino vada bene anche per il popò di vostro figlio o del vostro macaco, ma sinceramente la destinerei a usi più nobili.

Usi pratici:
Io la uso, spruzzata su un dischetto, per rimuovere le tracce di struccante (parlerò un’altra volta anche di questo) e vaporizzata su tutto il viso come tonico. È perfetta perché calma la pelle leggermente scossa da tutto quello sfrega-sfrega da struccaggio. 

D’estate la vaporizzo sul viso per rinfrescarmi (ho rimediato una confezione da borsetta che mi rende davvero snob oltre l’immaginabile), sulle gambe contro gonfiori vari, o in generale per lenire rossori ed eritemi solari: funziona davvero.  Idem per rossori da ceretta (anche in viso: capisc’ammè).

Detto così sembrerebbe davvero un prodotto posh inutilmente caro, facilmente sostituibile. Io invece non ne riesco a fare a meno, perché noto la differenza rispetto a altri prodotti, rivelatisi col tempo troppo aggressivi. La sensazione di “pelle che tira” non esiste utilizzando l’Avène. E poi, vedere sparire i rossori in tempi da record solo con dell’acqua termale non è affatto male. E non dimentichiamo che non contiene schifezze dannose (certo, il packaging non mi sembra molto eco-sostenibile).


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Lush: Henné [win]

In questi giorni non poche persone hanno notato il mio nuovo colore di capelli, alcune ricche di indiNiazione (il mio parrucchiere), altre meno (o addirittura entusiaste). Mi sono sempre affrettata a specificare che si trattava non di una tinta ma di henné (Lush, peraltro), e le poche donne interessate all’argomento mi hanno chiesto delucidazioni.

Va detto che l’henné Lush non è come tutti gli altri, e che per l’henné in realtà ci vorrebbe un post a parte. Facendo finta che tutti sappiamo di cosa stiamo parlando, partiamo dalla peculiarità di questo prodotto: si tratta di un panetto solido (formato da 6 quadrotti, ne bastano in media 2/3) che – una volta lasciato in forno per qualche minuto per renderlo morbido – va sbriciolato (con posate di legno!) e successivamente mischiato ad acqua calda, fino a trovare la consistenza che più si preferisce (fossi in voi non opterei per quella liquidona). 

Si passa all’applicazione su tutta la testa, durante la quale è probabile che macchierete diverse superfici del vostro bagno (o del vostro salotto, se siete particolarmente amanti dell’avventura), e infine all’incellofanamento del vostro cranio, per finire con un bell’asciugamano di colore non troppo chiaro (e possibilmente non appartenuto al corredo di vostra bisnonna). 

Le ore da passare con la pellicola trasparente in testa (o con una bella cuffia da doccia, ma credo che il risultato sarà meno intenso) sono almeno due, ma quattro sono l’ideale: vi suggerisco di preparare qualche bel dvd, un libro appassionante, un puzzle da 5400 pezzi o la vostra bisnonna in vena di chiacchiere.

Lush fa diverse tonalità di henné, io ho scelto “Come un Sole Rosso Acceso”, e sebbene sui miei capelli ci fossero precedenti tracce di “Movida” Garnier color Mogano, il risultato è stato ottimo. A quella vecchia babbiona di mia sorella, invece, ho applicato “Tempo al tempo”: in ufficio le hanno fatto tutti i complimenti.

Ma perché un panetto e non la classica polvere? Perché la classica polvere tende ahinoi a seccare i capelli (sebbene sia in sè molto nutriente), mentre il panetto Lush contiene burri, oli e altra roba utile sia per intensificare il colore, sia per idratare i sopracitati capelli. Ovviamente a casa si può creare un henné “personalizzato” aggiungendo  alla polvere oli naturali e altra roba, ma così è decisamente più facile.

Per la mia capigliatura leonina sono bastati tre cubotti (un panetto ne contiene sei), il costo dell’intero panetto è di 11 euro e 95 centesimi, quindi addio tinte chimiche e chi si è visto si è visto.


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Kiko: un anno dopo [Fail]

Ieri ho voluto dare un’altra chance alle palette Kiko che acquistai una roba come più di un anno fa con la collezione Siberian Flowers. So che questo post puzza di stantìo ma non posso farci niente, credo che quello che penso degli ombretti Kiko non cambi con le collezioni, anche se la qualità della roba pare stia migliorando. Ad ogni modo: ieri ho fatto specie di smokey eyes con la palette più scura, che va dal nero al grigio fino al bianco.

Oltre al fatto che gli ombretti sfarinano che neanche Fabio Volo quando faceva il panettiere, il fastidio oculare che mi hanno recato non è descrivibile a parole. Da brava portatrice di lenti a contatto devo stare attenta a ciò che metto, anche perché a fine serata ho sempre gli occhi di un’orata bollita. Ma oltre al fastidio fisico, ho ricevuto pure la beffa: al mio ritorno a casa non avevo più ombretto sugli occhi, e non c’è cosa che mi faccia imbestialire di più (soprattutto da quando uso il primer).

Difendo sempre Kiko contro chi lo snobba preferendo marche più costose, ma bisogna di certo discernere un minimo: promossi gli smalti, i gloss e qualche blush; il resto, fate voi.

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